Giacomo Scudellari
Lo stretto necessario
di Vittorio Lannutti

copertina

Il cantautore romagnolo, dopo l’Ep Santi o non santi”, pubblica il suo esordio sulla lunga distanza palesando un approccio scanzonato che dietro una facciata divertente cela in realtà una profonda malinconia. Scudellari ha voluto contaminare un impasto fondamentalmente pop con innesti folk, arie morriconiane, spruzzate di rock e qualche ritmo latino, grazie anche a un gruppo di musicisti nutrito e ben rodato.
Uno dei brani più intensi è La luna ha sempre ragione nel quale partiture riconducibili alla migliore tradizione cantautoriale italiana vengono sorrette da un folk-pop particolarmente ispirato e un rock da frontiera. Tra i nove brani in scaletta, il testo più significativo rimane Un mese di Provenza, un brano romantico e liricamente molto ricercato.
Ma è nei due brani conclusivi che l’anima tristallegra di Scudellari emerge in tutta la sua centralità, vale a dire in Addio alla tristezza e Lo stretto necessario: nel primo viene evocato il De Gregori di Sotto le stelle del Messico a trapanar, mentre nel secondo la malinconia dell’autore pervade ogni singolo accordo diventando un corpo unico con la musica. Un lavoro oltremodo godibile dove il peso della tradizione non ne inficia minimamente la resa sonora ed emotiva.


Pubblicato il 08/05/2018