MIR
s/tdi Ruggero Trast

Inizia e pamm! Dario Argento davanti agli occhi. Mamma che paura!
Poi però i MIR arrivano sul serio e allora lo spavento assume altre forme, lente e distorte: fischi, passi, catene e fiumi di lava a creare un confortevole ambiente apocalittico. Roba da bagno termale di Satana. Il clima è quello di un party in fonderia, dove l’orchestra ha fatto il debito uso della carta sulla quale qualcuno aveva stampato una scaletta di richieste di musica leggera, lanciandosi invece in un concerto cupo e – ancora una volta – lento. Quando la fiacchezza sembra però impadronirsi della serata e tu pensi che forse, ok, potrebbe anche bastare così, MIR ti vede con la coda dell’occhio e ti spara addosso un anatema elettronico che evolve in collera tribale e non ti molla fino all’ultima scheggia di suono. Fra parentesi, fra due giorni sei morto.
La storia dei tre componenti dell’equipaggio è ben descritta nel foglio di sala - non ne parlerò e lascio anzi alla curiosità del potenziale ascoltatore il piacere della ricerca – ma è facile immaginarli dispersi in un’Odissea nello Spazio, chiunque essi siano. Specie quando, con Organ Donor tentano un carpiato nel magico mondo delle droghe pesanti, disegnando un’inquietante ed infinita parabola asfittica che sembra composta dal fantasma di un’Opera a caso. Poi, due passi nel delirio tra metallazzo e psichedelia. E per concludere, una rovesciata al termine dell’azione in velocità che decide la vittoria finale.
In sintesi, la squadra parte lenta ma gioca bene e negli ultimi minuti conquista il prestigioso trofeo.
E dall’Inferno è tutto.
Poi però i MIR arrivano sul serio e allora lo spavento assume altre forme, lente e distorte: fischi, passi, catene e fiumi di lava a creare un confortevole ambiente apocalittico. Roba da bagno termale di Satana. Il clima è quello di un party in fonderia, dove l’orchestra ha fatto il debito uso della carta sulla quale qualcuno aveva stampato una scaletta di richieste di musica leggera, lanciandosi invece in un concerto cupo e – ancora una volta – lento. Quando la fiacchezza sembra però impadronirsi della serata e tu pensi che forse, ok, potrebbe anche bastare così, MIR ti vede con la coda dell’occhio e ti spara addosso un anatema elettronico che evolve in collera tribale e non ti molla fino all’ultima scheggia di suono. Fra parentesi, fra due giorni sei morto.
La storia dei tre componenti dell’equipaggio è ben descritta nel foglio di sala - non ne parlerò e lascio anzi alla curiosità del potenziale ascoltatore il piacere della ricerca – ma è facile immaginarli dispersi in un’Odissea nello Spazio, chiunque essi siano. Specie quando, con Organ Donor tentano un carpiato nel magico mondo delle droghe pesanti, disegnando un’inquietante ed infinita parabola asfittica che sembra composta dal fantasma di un’Opera a caso. Poi, due passi nel delirio tra metallazzo e psichedelia. E per concludere, una rovesciata al termine dell’azione in velocità che decide la vittoria finale.
In sintesi, la squadra parte lenta ma gioca bene e negli ultimi minuti conquista il prestigioso trofeo.
E dall’Inferno è tutto.
Pubblicato il 08/02/2010
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