Squarcicatrici
s/t
di Ruggero Trast

copertina

Squarcicatrici, un nome che evoca terremoto e tragedia, tagli di netto a fare dell’epidermide un’opera di Fontana in attesa che la ferita si rimargini. E invece, non appena il disco comincia a dare segno di vita, il progetto di Jacopo Andreini e soci si rivela per quello che è, raffinatissimo e delicato concerto per un numero ed un nome variabile di elementi, figlio bastardo di una storia tra genitori noti che – nonostante le divergenti visioni del cielo e della terra– ancora si vogliono bene. Pista da ballo aperta ad ogni ritmo e ad ogni provenienza, dal Portogallo a New York passando in libertà per le suggestioni del Mediterraneo trainati da una roulotte zingara che ha raccolto la richiesta d’autostop verso qualsiasi luogo. E’ free jazz per bocche abituate ad una dieta a base di couscous e torta di mele. Fusione di sonorità tanto calde che finiscono per cancellare la razza in un calderone magico e letale, corteo funebre per la concezione di confine, quello di Squarcicatrici è un invito a salire su un tappeto volante di fiati e ritmiche altalenanti che segue una rotta segreta forse perché volutamente ignota anche a se stesso.
Schizofrenico quanto basta per non ricordarsi di quello che stava succedendo un attimo fa. Forse alla lunga un po’ stucchevole. Ma comunque bello.


Pubblicato il 08/02/2010


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