Riccardo Prencipe
The stones of Naplesdi Antonio Belmonte

“The stones of Naples” è un disco bellissimo. E’ bellissimo perché intreccia saldamente insieme tenebre e luce utilizzando melodie, visioni e parole come un pregiato filo di seta. Un ammirevole (e colto) progetto musicale di squadra quello realizzato da Riccardo Prencipe e le sue Corde Oblique che fonde sinergicamente le vivide e ardenti atmosfere del nostro meridione (e non solo) con le fiabesche colorazioni crepuscolari del neofolk contemporaneo di matrice dark/celtico/medievaleggiante. Luce e oscurità dunque, come opposti poli emozionali, addomesticati dal suono portante della chitarra classica del Maestro napoletano pregevolmente assecondato da una nutrita schiera di talentuosi musicisti della scena neofolk mediterranea come Ashram, Argine, Hexperos e Mediavolo.
E così, come per magia, i 12 brani del disco dispensano altrettante epiche suggestioni che si dipanano tra Sud e Nord Europa - tra fluttuanti nebbie bretoni e ribollenti scalinate siciliane - come bambini che si rincorrono tra candide lenzuola stese ad asciugare al cospetto di un accecante raggio di sole penetrato all’interno di una cattedrale gotica. Il resto dell’incanto alle 6 splendide voci femminili che narrano i (non)luoghi attraversati lungo il tragitto musicale e alle fini decorazioni di flauto, piano e violino. Alla nostra vorace immaginazione, invece, l’onore di sorvolare terre, mari, città e genti, da qualche parte a metà strada tra passato e futuro, tenebre e luce.
E così, come per magia, i 12 brani del disco dispensano altrettante epiche suggestioni che si dipanano tra Sud e Nord Europa - tra fluttuanti nebbie bretoni e ribollenti scalinate siciliane - come bambini che si rincorrono tra candide lenzuola stese ad asciugare al cospetto di un accecante raggio di sole penetrato all’interno di una cattedrale gotica. Il resto dell’incanto alle 6 splendide voci femminili che narrano i (non)luoghi attraversati lungo il tragitto musicale e alle fini decorazioni di flauto, piano e violino. Alla nostra vorace immaginazione, invece, l’onore di sorvolare terre, mari, città e genti, da qualche parte a metà strada tra passato e futuro, tenebre e luce.
Pubblicato il 06/03/2010
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