Pippo Pollina
di Paolo Bartaletti30/10/2009 Teatro dei Concordi - Campiglia M.ma (LI)
Devo ammettere di non essere un profondo conoscitore di Pippo Pollina… certo, il duetto con Battiato in Finnegan’s wake di qualche anno fa non era passato inosservato, e qualche altra comparsata nel mio immaginario musicale era stata suggerita da ispirati amici, ma niente di più. L’occasione era però irripetibile: il Teatro dei Concordi è un gioiellino di rara bellezza, una piccola bomboniera con la sua platea ed i palchi circolari che la sovrastano ad immagine dei teatri più belli, ma in miniatura, calata del tutto inaspettatamente in un piccolissimo centro che oramai annovera pochi abitanti reali e moltissime seconde case. E la fiducia è stata ampiamente ripagata; il cantautore siciliano (ma svizzero d’adozione) ha offerto una prestazione a dir poco superlativa. Solo, con un pianoforte ed una chitarra acustica (una Taylor per i maniaci) a dividere il palco con lui - ed ai quali si è personalmente esibito mostrando una notevole maestria - Pollina si è prestato al dialogo con il pubblico, ha invitato gli astanti a chiedere un brano dal proprio cospicuo repertorio (“à la carte” era il titolo dello spettacolo) per poi prontamente eseguirlo senza alcun imbarazzo. E così, attraverso Sambadiò, Il giorno del falco, Il pianista di Montevideo e molte altre, declamate in un ambiente magico e con una acustica impeccabile, ho sorprendentemente (e con colpevole ritardo) scoperto dei testi poetici, una splendida voce e, soprattutto, delle melodie bellissime, a tratti vicine a quelle dei grandi cantautori (Conte su tutti) ma senz’altro originali. Per non parlare delle canzoni in “siculo”, autentiche perle folk cantate “a cappella” o con il solo aiuto di un tamburello.
Quando si decide di andare ad un concerto di artisti che conosciamo poco si ha sempre la paura di rimanere delusi, annoiati in attesa della fine, perché, diciamocelo chiaro, non è il concerto il luogo adatto per scoprire la musica; non si possono cantare le canzoni e non possiamo partecipare emotivamente all’evento. Ecco, come ogni regola, anche questa è stata spazzata via; Pollina è un grande artista, nel senso più alto del termine, e quando il concerto è finito mi sono accorto di come il tempo sia volato nell’ascolto di canzoni per lo più sconosciute ma meravigliose da scoprire. La disponibilità dell’artista al dialogo, anche a concerto finito, non fanno che accrescerne la stima, con l’impegno (preso con me stesso) di approfondire la conoscenza. Qualcuno dei presenti mi ha riferito del maestoso tour che il Nostro ha recentemente portato per l’Italia con l’Orchestra del Conservatorio di Zurigo, ma sono sicuro che l’intimità e la magia del Concordi rappresenteranno un momento altrettanto speciale.
Devo ammettere di non essere un profondo conoscitore di Pippo Pollina… certo, il duetto con Battiato in Finnegan’s wake di qualche anno fa non era passato inosservato, e qualche altra comparsata nel mio immaginario musicale era stata suggerita da ispirati amici, ma niente di più. L’occasione era però irripetibile: il Teatro dei Concordi è un gioiellino di rara bellezza, una piccola bomboniera con la sua platea ed i palchi circolari che la sovrastano ad immagine dei teatri più belli, ma in miniatura, calata del tutto inaspettatamente in un piccolissimo centro che oramai annovera pochi abitanti reali e moltissime seconde case. E la fiducia è stata ampiamente ripagata; il cantautore siciliano (ma svizzero d’adozione) ha offerto una prestazione a dir poco superlativa. Solo, con un pianoforte ed una chitarra acustica (una Taylor per i maniaci) a dividere il palco con lui - ed ai quali si è personalmente esibito mostrando una notevole maestria - Pollina si è prestato al dialogo con il pubblico, ha invitato gli astanti a chiedere un brano dal proprio cospicuo repertorio (“à la carte” era il titolo dello spettacolo) per poi prontamente eseguirlo senza alcun imbarazzo. E così, attraverso Sambadiò, Il giorno del falco, Il pianista di Montevideo e molte altre, declamate in un ambiente magico e con una acustica impeccabile, ho sorprendentemente (e con colpevole ritardo) scoperto dei testi poetici, una splendida voce e, soprattutto, delle melodie bellissime, a tratti vicine a quelle dei grandi cantautori (Conte su tutti) ma senz’altro originali. Per non parlare delle canzoni in “siculo”, autentiche perle folk cantate “a cappella” o con il solo aiuto di un tamburello.
Quando si decide di andare ad un concerto di artisti che conosciamo poco si ha sempre la paura di rimanere delusi, annoiati in attesa della fine, perché, diciamocelo chiaro, non è il concerto il luogo adatto per scoprire la musica; non si possono cantare le canzoni e non possiamo partecipare emotivamente all’evento. Ecco, come ogni regola, anche questa è stata spazzata via; Pollina è un grande artista, nel senso più alto del termine, e quando il concerto è finito mi sono accorto di come il tempo sia volato nell’ascolto di canzoni per lo più sconosciute ma meravigliose da scoprire. La disponibilità dell’artista al dialogo, anche a concerto finito, non fanno che accrescerne la stima, con l’impegno (preso con me stesso) di approfondire la conoscenza. Qualcuno dei presenti mi ha riferito del maestoso tour che il Nostro ha recentemente portato per l’Italia con l’Orchestra del Conservatorio di Zurigo, ma sono sicuro che l’intimità e la magia del Concordi rappresenteranno un momento altrettanto speciale.
Pubblicato il 04/11/2009
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