Giardini di Mirò
di Sara BraccoTappa nel capoluogo Piemontese per gli emiliani Giardini di Mirò, per un metà settimana che nonostante la nebbia fitta di primo novembre certo non ci tiene a casa, specialmente se a girare nello stereo in repeat da qualche giorno ci sono le loro dodici ultime su disco.
Parliamo di “Fuoco” uscito per l’etichetta di Giovanni Gandolfi , progetto che nasce da una sonorizzazione della pellicola omonima di Pastrone, collaborazione che risale al 2006 per il Museo Nazionale del Cinema di Torino e che a due anni di distanza da “Dividing Opinions” entra a tutti gli effetti a far parte delle uscite migliori dei cinque di Cavriago.
Nessuna attesa estenuante e un ingresso dei più dimessi. Introduzioni felpate che evidenziano al meglio le successive scelte da palco che non penalizzano certo ma catturano, lasciando ancora una volta il segno per concreta passione e sostanza.
I primi cinquantacinque minuti sono dedicati alla sonorizzazione della pellicola, la luce spetta solo alle immagini proiettate sui tre schermi e alle sinfonie post-rock che si lasciano contaminare dai linguaggi più contemporanei che prevedono rumori elettronici, dinamiche ambient, dialoghi in droni tra continue incursioni di chitarre, tastiere o rintocchi di percussioni.
L’atmosfera è intensa e per nulla scontata, il suono si plasma appieno con la pellicola, evidenziandone ed esibendone l’immancabile poesia del muto e l’impeccabile arte della diva Pina Menichelli.
A smuovere le acque invece ci pensa poi la seconda parte del live, una selezione di nuovi e vecchi brani rivisitati che ripercorrono lo stile conosciuto tra indietronica e post-rock, dall’approccio meno folk ma dalla linee melodiche come sempre trascinanti, a cui aggiungere un limbo di eclettismo in effetti e distorsioni, consapevoli e inesorabilmente compatti.
Dense sezioni strumentali, piccoli suoni di riempimento che finiscono con il punteggiarsi tra assoli epici e sfumature di chitarre melodiche a togliere polvere dai ricordi che non perdono smalto ma anzi guadagnano applausi.
Rivederli quindi non ha certo penalizzato alcunché ma ha dato anzi la consapevolezza che questa nuova tappa intrapresa dalla band emiliana è certamente destinata a lasciare l’ennesima impronta.
Parliamo di “Fuoco” uscito per l’etichetta di Giovanni Gandolfi , progetto che nasce da una sonorizzazione della pellicola omonima di Pastrone, collaborazione che risale al 2006 per il Museo Nazionale del Cinema di Torino e che a due anni di distanza da “Dividing Opinions” entra a tutti gli effetti a far parte delle uscite migliori dei cinque di Cavriago.
Nessuna attesa estenuante e un ingresso dei più dimessi. Introduzioni felpate che evidenziano al meglio le successive scelte da palco che non penalizzano certo ma catturano, lasciando ancora una volta il segno per concreta passione e sostanza.
I primi cinquantacinque minuti sono dedicati alla sonorizzazione della pellicola, la luce spetta solo alle immagini proiettate sui tre schermi e alle sinfonie post-rock che si lasciano contaminare dai linguaggi più contemporanei che prevedono rumori elettronici, dinamiche ambient, dialoghi in droni tra continue incursioni di chitarre, tastiere o rintocchi di percussioni.
L’atmosfera è intensa e per nulla scontata, il suono si plasma appieno con la pellicola, evidenziandone ed esibendone l’immancabile poesia del muto e l’impeccabile arte della diva Pina Menichelli.
A smuovere le acque invece ci pensa poi la seconda parte del live, una selezione di nuovi e vecchi brani rivisitati che ripercorrono lo stile conosciuto tra indietronica e post-rock, dall’approccio meno folk ma dalla linee melodiche come sempre trascinanti, a cui aggiungere un limbo di eclettismo in effetti e distorsioni, consapevoli e inesorabilmente compatti.
Dense sezioni strumentali, piccoli suoni di riempimento che finiscono con il punteggiarsi tra assoli epici e sfumature di chitarre melodiche a togliere polvere dai ricordi che non perdono smalto ma anzi guadagnano applausi.
Rivederli quindi non ha certo penalizzato alcunché ma ha dato anzi la consapevolezza che questa nuova tappa intrapresa dalla band emiliana è certamente destinata a lasciare l’ennesima impronta.
Pubblicato il 24/11/2009
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