La Tempesta Sotto Le Stelle
di Francesco Pizzinelli

Qualche anno fa, ricordo, la stragrande maggioranza dei gruppi che si sentivano un po' alternativi, e quindi non avevano una major nel mirino, sognavano un contratto con la Mescal: oggi l' etichetta di Nizza Monferrato è praticamente scomparsa, forse colpevole di aver provato a fare il passo più lungo della gamba; nel 2010 probabilmente l'equivalente moderno si chiama La Tempesta, se non altro per avere tra i suo artisti alcuni dei nomi più importanti degli ultimi anni a livello indipendente. Tra l' altro, rispetto ai tempi di Soave e compagnia, oggi l' “indie” va decisamente più di moda, e lo si vede chiaramente arrivando all' ingresso della Piazza Castello di Ferrara: una lunga fila, dentro già quasi tutto pieno...impensabile fino a pochi anni fa.
L' atmosfera è briosa, il pubblico è il classico alternativo, maglietta dei Sonic Youth (quando va bene) o dei Metallica (quando va peggio), Converse ai piedi, spillette assortite.
Ora, nonostante a conti fatti l'evento possa considerarsi un successo, devo necessariamente sottolineare un macroscopico errore a livello organizzativo: due palchi, quello principale in Piazza Castello, quello più piccolo nel cortile del Castello. Ecco, dalla Piazza al cortile e viceversa si passa attraverso una strettoia che crea un inevitabile effetto imbuto, così che ci vogliono circa dieci minuti buoni ogni volta per passare da una location all' altra, stretti come sardine e con un caldo soffocante: il fatto che i live si alternino tra i due palchi costringe a inevitabili tour de force, fino a che molti si arrendono e rinunciano all' idea...Tra l' altro, il cortile contiene solo 900 persone e per ragioni di sicurezza due addetti contano le persone in entrata e quelle in uscita, bloccando gli accessi nei momenti di esubero. Un delirio insomma.
Anche il criterio con il quale i gruppi vengono divisi nei due palchi mi è oscuro: gli Zen Circus meritavano sicuramente quello principale, almeno per l'entusiasmo della gente che ha cantato a memoria praticamente tutti i pezzi della band toscana; discorso inverso, francamente, per i Sick Tamburo (ma qui la questione è più ampia: perchè sono con La Tempesta? Continuo a chiedermelo) e per Moltheni, al quale va il “main strage” di riconoscenza per quanto di buono fatto in passato, ma che ora non riesce a coinvolgere granché il numeroso pubblico davanti a lui (non proprio davanti in effetti, esibendosi in un lato del palco).
I nomi più noti non sono una novità, addirittura con i 3ARM qualcuno approfitta per andarsi a prendere da bere: troppe date in zona per il trio, e forse la svolta reggae non sta pagando. Ottimi invece alcuni gruppi “minori”, gli Altro e soprattutto i Cosmetic, con un nuovo bassista, casinari, imperfetti e “noise” come sempre: alla fine del set il chitarrista mostra il medio al pubblico che si infiamma. Bene così…
Gli Uochi Toki sono una garanzia (anche se pure loro da queste parti sono parecchio inflazionati) mentre al solito non mi convincono i Pan Del Diavolo, ma sono gusti personali.
Tirando le somme, bisogna fare i complimenti a questa etichetta che in 10 anni di attività è riuscita soprattutto in una cosa: crescere senza esplodere, rimanendo tutto sommato ancora lontana dalle logiche “commerciali”; questa era una festa di compleanno.
Che non diventi un nuovo Tora Tora!! (please…)


Pubblicato il 17/07/2010


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