Le Luci Della Centrale Elettrica
di Paolo Bartaletti

19/03/2011, The Cage Theatre - Livorno


Non giriamoci troppo intorno: Vasco Brondi è il fenomeno alternativo degli “anni zero” (come li ha definiti lui per primo). E’ esploso un paio di anni fa con quel suo stile fatto di gran belle frasi che, unite, non danno un senso compiuto al testo, con quella sua urgenza comunicativa che lo ha subito elevato ad icona della generazione di San Precario, con quella sua attitudine che in tanti ha ricordato il mai troppo compianto Rino Gaetano. Dopo il nuovo album, che non si è staccato troppo dal primo, c’era grande curiosità per il consequenziale tour in giro per l’Italia e nessuna occasione migliore della tappa toscana nel delizioso The Cage, autentico vanto locale della scena alternativa. Alle 23.30 la sala è pressoché piena ed il pubblico, giovanissimo di media, pronto a gustarsi i versi e la chitarra del nuovo menestrello; ma dal palco - sovrastato dalla silhouette del palazzone che campeggia nella copertina del nuovo “Per ora noi la chiameremo felicità” ((frase estratta da una poesia di Leo Ferrè che al momento giusto viene declamata da una voce narrante registrata) - è immediatamente deflagrato un wall of sound in stile punk-rock che ha chiarito le idee sul programma serale, sin dalla iniziale Cara catastrofe, completamente rivisitata e decisamente più ruvida che sull’album. La voce e la chitarra acustica del Nostro sono state da quel punto in poi letteralmente sconvolte da batteria e chitarra elettrica ma anche soavemente accompagnate dallo splendido violino di un ispiratissimo Rodrigo D’Erasmo a conferire il tocco melodico che mancava. A parte la lacerante cover di Trafitto dei CCCP, la scaletta si è sviluppata soprattutto sull’ultimo lavoro e su qualche irrinunciabile richiamo alle “spiagge deturpate” che ha scaldato il pubblico, forse un po’ sorpreso dall’impatto sonoro inaspettato e quindi non troppo coinvolto. Dopo poco più di un’ora (distanza giusta perché alla lunga il ripetersi di canzoni troppo simili a sé stesse rischia di annoiare) Vasco si è presentato tutto solo davanti al pubblico per aprirsi ad una dimensione più consuetamente intimista nella conclusiva La gigantesca scritta coop accompagnata dai cori degli astanti finalmente coinvolti a tributare il sentito ringraziamento per la serata bella ed inaspettata… come back september…


Pubblicato il 19/03/2011