Francesco De Gregori
di Francesco Pizzinelli

Francesco De Gregori
Live a Imola in Musica
11/06/2011


Premessa doverosa: io De Gregori lo “adoro”, ritengo che sia il massimo esponente del cantautorato italiano, è colui che da ragazzino mi ha folgorato, messo una chitarra in braccio e invitato a scrivere le mie canzoni. Mi sforzerò di essere obiettivo…
Questa potrebbe essere la quarta volta che lo vedo dal vivo nella mia vita, in assoluto la prima in un contesto così grande: strapiena la suggestiva piazza di Imola che, a dispetto di una situazione meteo capricciosa, accoglie calorosamente il “Principe”, anche se il fatto che non si pagasse alcun biglietto ha sicuramente aiutato.
Decisamente parco di parole per tutto il concerto, De Gregori compare sul palco come uno dei musicisti, si siede e inizia a suonare: quasi la gente se lo perde, e l’applauso di benvenuto scatta sì automatico, ma con un breve ritardo. La partenza è in sordina, con tutte le canzoni più o meno nuove e per molti semi-sconosciute (eccezion fatta per Niente da capire), tra l’ altro tutte suonate con un piglio country-jazz che le appiattisce e le rende molto simili tra di loro; insomma, pare che, libero dalle incombenze del work in progress, il “Principe” si sia finalmente sentito libero di fare un concerto diretto là dove lo portasse il cuore, senza curarsi troppo di snocciolare i pezzi da novanta. Che però arrivano, e quando finalmente decide di premere sull’acceleratore, non fa prigionieri: si siede al pianoforte (dovrebbe farlo più spesso) e regala alla platea Sempre per sempre e La storia , eseguite in maniera magistrale, quasi a stordire la platea.
La band che lo supporta è adeguata, con alcuni nomi storici, da Lucio Bardi all’immancabile Guido”capobanda” Guglielminetti, con il bell’inserimento di una violinista-corista: chi a mio parere stona è invece Giovenchi, la chitarra solista, davvero troppo rock-blues e spesso completamente fuori contesto (andrebbe riarruolato in tutta fretta il grande Vincenzo Mancuso).
Solita finta uscita di scena e ritorno per i bis, e qui il “Maestro” mi fa un regalo inaspettato, quella Atlantide che probabilmente rientra tra le sue canzoni più belle in assoluto, colpevolmente sconosciuta ai più e quindi accolta da un generale silenzio, al contrario della Donna cannone, che si prende il boato d’ ordinanza.
Una brutta versione di Buonanotte fiorellino e una istituzionale Generale chiudono il live.
De Gregori conferma la sua attitudine a rivoltare le proprie canzoni trasformandole in esecuzioni standard che si differenziano solo attraverso i testi: però che testi, e in generale, che canzoni!
Ancora una volta non mi ha fatto il regalo più attesto: Pablo, niente da fare.
Sarà per la quinta volta.


Pubblicato il 13/06/2011