Edda
di CaterinaNirta

Edda - Bologna, 24/7/2012

E' un'occasione preziosa ed irripetibile quella di assistere ad un concerto di Edda, ospite - martedì 24 Luglio - del “Bolognetti Rocks”, festival estivo organizzato dal Covo di Bologna. Occasione preziosa perché di Edda ce n'è uno solo, così terreno e ruvido ma così leggero e visionario; irripetibile perché il live di Edda dà l'impressione di essere un evento unico e a sé stante, incontrollabile risultato del momento, fuori dalla logica seriale alla quale la ritualità del tour spesso costringe. Nella cornice del porticato del palazzo storico del quartiere San Vitale, Edda sale sul palco alle 22:00 in punto e in pochi istanti cattura l'attenzione della folla seduta ai tavoli dall'altra parte del cortile. ”Buona sera a tutti, adesso sta per iniziare un concerto che vi cambierà la vita, peccato che non ci sia il batterista stasera: è lui il vero artista del gruppo, dovete accontentarmi di me”. E’ questo Edda, in bilico tra l'estrema spietatezza dei suoi pezzi e l'incapacità di prendersi sul serio, continuamente in cerca dell'espediente per mediare la sua presenza sul palco, della smorfia per esorcizzarsi e rendersi meno serio, per smontarsi e dunque riuscire a accettarsi di più.
Armato di chitarra elettrica e accompagnato da un secondo chitarrista che sopperisce all'assenza dei consueti compagni Andrea Rabuffetti e Sebastiano De Gennaro, Edda è in gran forma sin da subito: parte dall'ultimo album, “Odio I Vivi” (Niegazowana 2012) e, uno per uno, ne esegue quasi tutti i pezzi. Le tematiche oscure di solitudine e sofferenza sono urlate in maniera cruda e diretta, una strada che non prevede sconti né compromessi ma che, anzi, è consapevole che sputare fuori l'inquietudine che abbiamo dentro è l'unica possibilitaà che c'é' per raggiungere la redenzione. Ed è proprio questa l'incredibile forza di Edda: è un musicista da prendere o lasciare, senza mezzi termini, un musicista che mette tutte le carte in tavolo dal primo istante e non vende niente al pubblico, non offre nessuna risposta, ma si presenta lì e con le sue canzoni apre voragini buie ed infinite in chiunque trovi la forza di ascoltarlo. Brani come Emma, Anna, Odio i Vivi, Gionata, Omino Nero, tutti rigorosamente eseguiti all'impronta, stravolgendo i testi e spesso anche interrompendo l'esecuzione per scambiare due chiacchiere col pubblico. Poi tocca a “Semper Biot” (Niegazowana, 2009) con Io e Te, Milano, Snigdelina, Semper Biot, tutti brani che sono costruiti su chitarra acustica e su cd, seppur vigorosi, suonano molto più raccolti e misurati ma che nel live assorbono tutta la forza delle chitarre distorte e la tensione di una vocalità molto ingombrante che spinge duro per tutta la durata della performance. C'è anche spazio per due cover: un omaggio a Ciro Sebastianelli con Laura e la sua bellissima versione di Sumprema di Moltheni, incisa sull'Ep “In Orbita” (Niegazowana, 2010).
Edda sembra sorpreso di vedere tanta gente lì per lui, non ce la fa proprio ad accettarsi per quello che è: un artista complesso che s'addentra nei meandri oscuri dell'animo umano come pochi, che non ha paura di uscirne impantanato di marciume e che riesce a trasformare quanto di più lurido ci sia nella miseria umana in candore disarmante in una squisita espressione artistica.


Pubblicato il 20/08/2012