Umberto Maria Giardini
di Paolo Bartaletti

13/10/2012 Umberto Maria Giardini + Matteo Toni, Karemaski, Arezzo

Il Karemaski ci attende ad ora tarda con i suoi tavolini raffiguranti copertine di dischi rigorosamente italiani ed indipendenti (cosa che suscita immediata simpatia) e le numerosissime stampe appese alle pareti con il cartellino del prezzo (evidentemente tutte in vendita). Giusto il tempo di sedersi al tavolo “Cattive abitudini” dei Massimo Volume e sulla scena irrompe il blues psichedelico di Matteo Toni, che incanta i (pochi) presenti seduto, scalzo, con la chitarra slide appoggiata sulle gambe (come un novello Ben Harper) ed un batterista di notevole spessore; la pessima acustica non rende onore ai testi (pressoché incomprensibili) ma il ragazzo ci sa davvero fare e sicuramente merita attenzione la sua musica potente e coinvolgente.
All’ora delle streghe arriva il momento dell’agognato ritorno sulle scene del Dottor Giardini, apparentemente deciso a sbarazzarsi di Mr. Moltheni una volta per tutte (un po’ come fece il Duca Bianco nella celebre notte che uccise Ziggy…). La formazione è la medesima del disco del ritorno e fa un po’ impressione vedere il Nostro in assenza di Pietro Canali ed Alessandro Fioroni, ma così è la vita e questa è la nuova pelle di Umberto, una pelle peraltro bellissima e scintillante che avvolge le struggenti melodie di una nuova potente muscolatura (purtroppo un po’ troppo potente per la limitata cassa di risonanza del locale). La scaletta snocciola ovviamente tutto l’album recentemente pubblicato e quattro richiami (decisamente minori) all’artista che fu (lo dicevamo che l’intenzione è l’eliminazione) tra cui la splendida Verano, posta come penultimo bis quando, ahinoi, nel locale sono già piombati numerosi e chiassosi avventori della serata “techno” in fieri a disturbarne la sontuosa esibizione.
Qualche meccanismo va naturalmente oliato (era il primo concerto, come spiegato dallo stesso Umberto all’inizio) e locali con acustica più adatta favoriranno certamente l’opera, ma già da qui si capisce l’immensa suggestione live di questo nuovo lavoro, che prende gli astanti (notevolmente aumentati, nel frattempo) e li trascina nelle intimità profonde dell’artista con un piglio decisamente rinvigorente.
Anche se l’eliminazione di Mr. Moltheni non è completamente riuscita (il suo essere straborda da ogni singola nota) il Dr. Giardini non potrà che essere soddisfatto di questo esordio; e noi di essere stati presenti ad accoglierlo nel suo ritorno, con la sua umiltà e disponibilità, anche dopo il concerto (prerogativa dei Grandi, con la G maiuscola). Bentornato!


Pubblicato il 15/10/2012