Moseek
di Giulio Pai

Moseek
Stazione Birra, Roma
06 Giugno 2013

Lo scorso 6 giugno, i Moseek hanno tenuto presso la Stazione Birra di Roma lo show-case di presentazione dell'album “Leaf”, prossimo in uscita per One More Lab/Don't worry, distribuito Edel.
Inizialmente ero un po' scettico per la location, mi son domandato: “sarà in grado una band emergente di domare un palco così importante?”
Ho trovato la risposta al quesito durante la serata, organizzata dalla stessa etichetta discografica One More Lab, che ha curato nei minimi particolari l'evento: dal benvenuto all'entrata con il press-kit della band, all'area riservata alla stampa, all'alternativo coro rock in apertura del concerto e poi…lo show. Perché di vero e proprio show si è trattato, non solo di semplice "concerto di musica dal vivo", ma di spettacolo. Finalmente direi!

Finalmente un gruppo rock che studia uno show come si deve e non si limita ad "attaccare" il cavo all'amplificatore e a suonare come fanno tutti, ovunque qui in Italia.
Un loop elettronico indica che sta iniziando il concerto, salgono sul palco il batterista, che usa un set ibrido fatto di batteria acustica e pad elettronici, e il bassista che suona anche il synth. Cresce l'attesa: una postazione, quella centrale, è ancora vuota. I suoni si fanno sempre più intensi e a questo punto sento un fragore di urla che mi fa girare di colpo verso la mia sinistra e vedo scendere dalle scale la cantante. Dalle foto la immaginavocome una bambolina mingherlina, qui appare una giovane donna sicura di sé, molto bella, accenna un sorriso, si avvicina al microfono e alza le mani come ad abbracciare tutto il pubblico. Ecco che emette le prime note. Grande voce. Pelle d'oca, credo sia la sensazione un po' di tutti in sala.

Mushroom, dà inizio al live, un brano solenne e incalzante, seguito da Numbers, in cui la lead-voice Elisa suona anche il timpano. Grande impatto. La band ha già convinto tutti. Seguono poi in scaletta il singolo del quale uscirà a breve anche il videoclip, Leaf, e How to believe.
A fine brano la cantante si accomoda sopra una poltrona sistemata sul palco e ci racconta il significato di questo concerto e l’importanza del pubblico presente, dispensando genuina felicità. In questo modo introduce la mid-tempo In slippers, seguita a ruota dalla ballabilissima Bad Things.
L’ "occhio di bue" sulla cantante preannuncia la voce/chitarra di Something to dig pezzo tanto rock quanto elettronico. Poi arriva A room & a kitchen, il pezzo che mi ha fisicamente trascinato a questo live carico di curiosità, in primis per capire se quella voce così particolare fosse cosa reale o mera creazione di studio.
E poi Pills, ancora una intro di voce/chitarra di Elisa che raggiunge note altissime con facilità disarmante, supportata da una band impavida e preparata: il batterista Davide Malvi, su tutti, non teme rivali, è un orologio svizzero, un tocco impeccabile sia nelle dinamiche movimentate che in quelle delicate come nella ballata in odore di dancefloor Mr. Benson; Fabio Brignone al basso/synth comunque non è da meno per versatilità e punteggiatura ritmica.
Steal-Show segna infine l’ultima pagina di questo spettacolo, davvero privo di tempi morti e carico di potenziali tormentoni.
I ringraziamenti di rito e l'esaltazione della gente, mi consegnano la risposta definitiva al quesito iniziale: “Sì, questa band, che di emergente ha poco, ha saputo rendere onore ad un palco così importante". La conferma sul campo che anche in Italia esistono realtà giovani e solide al contempo, che non hanno nulla da invidiare ai colleghi internazionali, soprattutto quando il cantato in lingua inglese, come in questo caso, rappresenta addirittura un plus e non motivo di autolesionismo.


Pubblicato il 11/06/2013