Virginiana Miller
di Francesco Pizzinelli

La fortuna del Petrella è che il mondo dello spettacolo è superstizioso: gira la voce, infatti, che cominciare i tour da qui porti bene, e così accade che un piccolissimo teatro di un piccolissimo paesino delle prime colline cesenati si ritrovi spesso ad ospitare dei nomi importanti, le fotografie dei quali si possono ammirare al bar adiacente; chi lo gestisce è un simpatico e sanguigno signore che, all' inizio della serata, si occupa personalmente di presentarci la band, quasi come il maestro di scuola che introduce ai genitori la recita scolastica dei figli.
E i Virginiana arrivano, regalandoci un concerto diviso in due parti: la prima dedicata interamente al nuovo “Venga il regno”, la seconda aperta ad alcuni classici (mancano Tutti al mare e La vita illusa però, peccato) e diverse chicche; i brani nuovi necessitano naturalmente di un maggiore rodaggio ma risultano comunque già padroneggiati dalla band, con un Simone Lenzi (l'antidivo per eccellenza) che ogni tanto concede qualche battuta al pubblico (come quando, introducendo Anni di piombo, ricorda come questa fosse stata bocciata alle selezioni per Sanremo perché evidentemente “toccava ai Marta sui Tubi”).
Dal vivo, togliendo l'audio, i Virginiana Miller sembrano un cover band di provincia: nessuna particolare attenzione al look, nessuna coreografia studiata, nessun proiettore che manda sullo sfondo le immagini di rito, niente laser e basi che partono...Arrivano semplicemente sul palco, e suonano! E alla fine, alla richiesta del terzo bis, si riaffacciano stanchi chiedendo scusa perché, confessano, “siamo arrivati”. Gente normale insomma, che alla fine del concerto non si rinchiude nel backstage a giocare alla playstation o ad ingozzarsi (o peggio...), né sgomma via furtivamente dal retro verso l'albergo come una manica di ladri, ma te la ritrovi fuori a fianco a te che si fuma una sigaretta.
E allora adesso come faccio a dirvi che nonostante questo, nonostante tutto questo, il piccolo teatro Petrella ieri sera era pieno solo per metà? Probabilmente perché oggi organizzare i concerti in questo modo risulta dannatamente fuori moda, perché piazzare i live è un po' come vendere le merendine ai bambini, che ci devi mettere dentro la sorpresa: ti devi mascherare, fare un balletto, un coltissimo reading ieratico, noleggiare un superospite, insomma qualcosa in più che travalichi la musica nuda e cruda.
Non ho voglia di snocciolare un elenco di tutti i gruppetti nati da un anno che ieri sera il Petrella lo avrebbero riempito 6 volte e nemmeno di farfugliare i nomi delle band che tra un anno ci saremo già dimenticati, mentre le canzoni dei Virginiana Miller, quelle sì, continueranno a vivere. Ho solo voglia di consigliarvi vivamente, se vi fidate, di andarli a sentire quando passeranno dalle vostre parti. E' un atto dovuto!


Pubblicato il 04/10/2013