Brunori Sas
di Michel Iotti

“Il cammino di Santiago in taxi”.
Questo è il titolo del nuovo lavoro della Brunori SAS, che il cantautore cosentino ed i suoi soci portano in giro nella precoce primavera 2014. Sembra alludere alla voglia di avere tutto, e senza troppa fatica, delle ultime due generazioni, prontamente stroncata al primo impatto con la realtà non protetta dall’ombrello familiare (che spesso ormai avviene alle soglie dei trent’anni).
La ricetta che Brunori suggerisce stasera, in questo Locomotiv pieno zeppo, è quella della leggerezza: non chiudere gli occhi, pensare alla propria condizione e a quella degli altri ma provare a riderci su. È incontenibile tra una canzone e l’altra, scherza col pubblico, con la band e con se stesso, aiutato da una naturale simpatia e da una certa modestia.
Se parliamo di musica, però, lo spessore è grande e si manifesta presto.
Il protagonista assoluto è ovviamente il nuovo album, eseguito quasi per intero, con momenti di godibile ironia come Pornoromanzo (storia quasi romantica tra un vecchio professore e una ragazza giovane) ed altri episodi più riflessivi: su tutti il primo singolo Kurt Cobain, delicato e malinconico, ma anche il brano con cui iniziano album e concerto, Arrivederci Tristezza.
I musicisti (fidati e mai cambiati) mantengono alta la tensione ritmica per buona parte della scaletta, dando un tocco più funky rispetto all’album, soprattutto nelle parti di basso e batteria. Piacevole l’uso delle percussioni e dei pad elettronici, affidati rispettivamente a Mirko Onofrio e Simona Marrazzo, oltre ad una discreta presenza dei fiati dello stesso Onofrio, mai sopra le righe.
La scelta complessiva dei brani dai tre dischi della Brunori SAS privilegia quelli più ritmati rispetto ai lenti, scelta sicuramente azzeccata pensando al tipo di situazione. Questo non impedisce, tra un pezzo sostenuto come Nessuno e una suadente Lei, lui, Firenze dal “Volume 2”, di fare spazio a brani come Una domenica notte, eseguita piano e voce in veste di ditta individuale, o la struggente Sol come sono sol verso la fine.
Brunori alterna quindi l’introspezione (senza però esagerare con i brani più tristi, che rendono meglio in cuffia o nell’intimità di un teatro) con una buona dose di ritmo e coinvolgimento, anche perché le storie che racconta scatenano l’identificazione in molti di noi.
Il primo album raccontava storie di spiagge e amori mancati per scarso tempismo, di Italian dandy e persone comuni cresciute nella scorsa incarnazione di questa Italia, che nel secondo lavoro veniva guardata al presente, dal punto di vista dei poveri cristi, con i loro vizi e le loro sfortune (memorabile la storia un po’ penosa dell’emigrato di Rosa, amatissimo finale di concerto).
La vena creativa più recente del cantautore, invece, pare rivolta all’analisi interiore, sua e delle altre persone. Personaggi come il marito depresso de La vigilia di Natale o il rivoluzionario mancato del bellissimo Mambo reazionario sono autentici e vivissimi ritratti del nostro tempo.
È bello che in una sera come questa, l’ultima prima della primavera, tante persone si ritrovino qui a cantare e a muoversi a ritmo con questa collaudata fabbrica di musica, che ha magistralmente saputo rinnovare il cantautorato per adattarlo ai gusti ed ai linguaggi dei giorni nostri.


Pubblicato il 03/04/2014