Bluvertigo
di Francesco Pizzinelli

La saggezza popolare ci dice che una casa, quando viene abbandonata, inesorabilmente viene giù: non importa se l’avevi lasciata in buone condizioni, a lei serve sentire i piedi sul pavimento, le voci nei corridoi, le ditate sui muri e, in mancanza di ciò, piano piano si lascia andare: una band, in questo, assomiglia a una casa.
La serata nasceva con il migliore degli intenti: un bell’omaggio a Thomas Balsamini, che del Velvet fu il padre e della band fu amico, scomparso troppo presto: e allora non solo Morgan, Andy, Livio e Sergio, ma anche il primo chitarrista Marco Pancaldi e lo storico staff tecnico, una rimpatriata insomma, consapevoli che è solo e soltanto per questa sera.
Io i Bluvertigo li avevo visti, sempre al Velvet, ormai ben più di 10 anni fa, forse 15: l’apertura gliela facevano i Subsonica, forti di un solo singolo di moderato successo (Per un’ ora d’amore, cover dei Matia Bazar) ma questa volta c’è più gente. L’arrivo sul palco dei Nostri scatena un notevole frastuono: Andy è vestito da hare krishna, Morgan da Fonzie, Livio sembra il meno invecchiato di tutti, Carnevale ha una barba che sembra Brunori (sono sarcastico).
Aprono con Il Nucleo da “Metallo non metallo” del 1997 e subito ci si accorge che c’è qualcosa che non va: i suoni sono confusi, Morgan canta come se fosse salito sul palco con 39 di febbre, aspetto con fiducia ma niente, con i pezzi successivi le cose non migliorano: si susseguono Sono=sono, Il mio mal di testa, L.S.D, Complicità, e così via, non tralasciando neanche un singolo.
Il clima è da dopolavoro: lunghissime pausa tra una canzone e l’altra, Morgan qua e là si dimentica le parole, però in fondo non ha molta importanza: la gente sembra contenta, anche se non c’è più il tiro di 15 anni fa e, anche se sul palco si prova a spingere, in platea il clima è decisamente chill-out.
La solita gag dei finti saluti finali e poi il ritorno con i pezzi da novanta: Fuori dal tempo, Altre forme di vita e la chiusura con Iodio, che però viene smorzata sul finale dal collasso dell’impianto elettrico, prima parziale e poi generale: sul palco non se ne accorgono subito (le casse spia evidentemente continuano ad andare) e per un po’ si assiste alla scena (in verità abbastanza paradossale) di un Morgan esagitato ma ad un volume da radiolina.
Niente saluti finali quindi: e forse è un bene, così ci lasciamo entrambi con la speranza di ritrovarci di nuovo, con l'auspicio che questo live possa almeno aver contribuito a rilanciare la programmazione live di un locale storico come il Velvet. Nel frattempo, però, dovremo accontentarci degli imminenti Datura ed Eiffel 65…


Pubblicato il 14/04/2014