Davide Van De Sfroos
di Michel Iotti

Confesso, sono colpevole. Quando a gennaio ho comprato i biglietti per questo concerto estivo di Davide Van De Sfroos, non era stata diramata la notizia di un album in uscita. Poi, complice una serie di impegni piuttosto serrata, ho completamente mancato di ricevere quest’ informazione.
Era quindi con l’idea di un concerto simile a quello dell’anno scorso – il “bestone” che funziona sempre molto bene nei periodi senza album nuovo – che mi sono presentato all’Ippodromo di Milano mentre il tempo atmosferico disorientava i numerosi presenti. Del resto, “Goga e Magoga” è anche il titolo di una canzone uscita ormai da mesi, che già veniva suonata nel tour 2013, perciò il sospetto mi ha sfiorato solo quando la seconda e la terza canzone erano a me ignote.
Esiste anche una lunga tradizione di concerti al buio (quella dei CD acquistati al buio invece è venuta meno, complice Internet), e comunque si tratta di un artista che seguo da molti anni: proverò quindi a raccontarvi questa splendida serata.
Sulle note e sul video della title track, efficacissima e molto diversa da tutta la precedente produzione del cantautore lariano, la band si presenta sul palco e si rivela come una riedizione di quella proposta lo scorso anno, con la bravissima Leslie Abbadini ad occupare il ruolo che fu di Roberta Carrieri nel tour di “Yanez”, ed ancora prima di Tiziana Zoncada.
È interessante notare come le cantanti della band abbiano sempre una personalità molto forte ed una responsabilità di prim’ordine, e la prima cosa che si avverte nelle canzoni del nuovo lavoro è la maggiore integrazione delle due voci nell’esecuzione dei brani, spesso armonizzate e molto meno distinte rispetto al passato.
Il nucleo ritmico della band è la vera novità, perché ritornano Diego Scaffidi ed Alessandro Parilli, già parte del tour 2001/2002 dal quale è stato tratto il fortunato doppio “Laiv”.
Per il resto nulla cambia: è ovviamente presente il bravissimo Anga, alter ego di DVDS da ormai 15 anni, così come Davide Brambilla alle tastiere e fisarmonica e – proseguendo in una tradizione di bluesmen eccezionali – Maurizio Glielmo alla chitarra elettrica.
La scaletta non concede quasi alcun compromesso al pubblico, perché Van De Sfroos come sempre crede molto nel nuovo album e lo suona tutto – fatta eccezione, scoprirò dopo averlo acquistato, per l’eterea Colle Nero. Qualche bis finale è ovviamente apprezzato da tutti, ma in questo concerto sono ridotti al minimo.
Se una canzone come Il calderon de la stria è abbastanza in linea con il sound e le scelte testuali degli ultimi dieci anni, troviamo vere e proprie sorprese come Il dono del vento, estremamente irish ed eseguita subito prima dei bis con il flautista Andrea Cusmano. Un nuovo pezzo allegro e già molto amato dai fan è Gira Gira col suo irresistibile ritornello “Like a ciful in the rain, like a bigul sura un train” (invito i curiosi ad approfondire).
La maggior parte dell’album però si muove su tutt’altre corde e risulta decisamente meno movimentato del precedente “Yanez”. I testi sono spesso più ermetici che in passato, la dimensione acustica è privilegiata (con l’eccezione di alcuni brani più rock) e, ascoltando canzoni come Figlio di ieri, questa si rivela senza dubbio una scelta azzeccata.
Sicuramente non ci si può aspettare da Van De Sfroos una complessità armonica eccessiva, o scelte rivoluzionarie in termini di arrangiamenti. L’impressione però in questo “Goga e Magoga” è che, seguendo il suggerimento di Elio (come aveva promesso ironicamente di fare salendo sul palco con lui per cantare “Il complesso del primo maggio”), il cantautore abbia “imparato altri quattro accordi” e si sia sforzato di usarli il più possibile. Trova anche spazio nell’album e nel live (parlo dell’uno e dell’altro indistintamente perché il concerto è stato per oltre tre quarti dedicato ai brani nuovi) un brano dal sapore psichedelico come Mad Max, con un flauto traverso e tastiere che ne spostano decisamente il suono verso gli anni ‘70.
Concludendo, posso dire che ancora una volta Van De Sfroos aggiunge una pagina di qualità alla sua concertografia; vale davvero la pena di sentirlo come minimo una volta all’anno perché il concerto cambia spesso e la band è ottima, anche se negli ultimi anni per lunghi periodi non esce dalla Lombardia (in particolare d’inverno). Il suo pubblico, uno dei più eterogenei in termini di età, gusti, provenienza ed idee, sarà d’accordo con me.


Pubblicato il 18/06/2014