Ovo
di Francesco Cerisola

Il Raindogs ha aperto alle 21.30, ma credendoci io un sacco, sono arrivato quasi mezz'ora prima. Per fortuna stiamo parlando di uno di quei rari locali dove si respira sempre un'atmosfera pacata e familiare, anche all'ingresso, anche quando fuori fa freddo. Per questo motivo, tra una chiacchiera e l'altra, il tempo è passato rapido, sia all'ingresso che su nel locale (si trova in cima ad un palazzo di tre piani), mentre con calma regolare il pubblico ha cominciato a riempire la sala.
Intorno alle 22.30 hanno iniziato a suonare gli Amaro//Crisaore (Amaro//Crisaore è un progetto doppio che prevede la stessa formazione strumentale - Fabio Cuomo degli Eremite, Stefano Parodi dei Vanessa Van Basten, Bernardo Russo dei Meganoidi - ma cantanti differenti). Con R. Amal Serena (Amaro) alla voce (sul palco nonostante la salute non ci fosse completamente) si è partiti alla grande con un paio di pezzi in cui ad aver la meglio è stata la parte melodica ed emotiva (la fragile e coinvolgente Lunedio, la diretta e accattivante Amaro). Con l'arrivo sul palco anche di Giulia Sarpero (Crisaore), invece, ha preso vita per due volte la cover di dei Frammenti (la prima volta spingendo sull'energia, la seconda decisamente sulle emozioni), lasciando poi che a chiudere fossero le ottime The Snake e Crisaore (parte strumentale più “forzuta”, voce delicatissima sempre pronta a scivolare con grazia tra le note spigolose).
L'avvento degli OvO sul palco, invece, ha trascinato l'intero locale nel nero abisso che hanno voluto disegnare con il loro ultimo disco. Il lento soffocare di Harmonia Macrocosmica ha dato vita al ritmo violento di Tokoloshi, mentre il trittico Abisso, Averno, Oblio ha creato un intenso viaggio senza ritorno, interrotto solo dall'inquietudine a fior di pelle di Marie. A chiudere, infine, ci hanno pensato le angosce generate da Penumbra Y Caos, Harmonia Microcosmica e Ab Uno.
Assistere al loro concerto è stato come fare un tuffo nel più profondo delle proprie paure, trovando come unico appiglio la forza dei propri istinti e delle proprie emozioni più semplici. Il muro del suono creato (che ha portato tutti i bicchieri vuoti presenti sul balcone del bar a vibrare e spostarsi fin quasi a cader per terra) ci ha avvolto tutti, lasciandoci come tramortiti di fronte a visioni sonore fuori dal comune.
Il commento più esplicativo al riguardo, secondo me, è stato quello di un mio amico (che non li aveva neanche mai sentiti nominare). Per lui “hanno fatto paura, ma non tanto nel senso che sono fighi da paura, ma piuttosto nel senso che mi hanno proprio spaventato”. Ecco, di fronte a un commento del genere, direi che la valutazione del concerto non può che essere decisamente positiva. Un bellissimo Mercoledì sera per Savona, un ottimo inizio di tour per gli OvO.


Pubblicato il 18/03/2015