Giorgieness
di Carmine Della Pia

Obihall - Firenze
2 novembre 2016


Ci sono musicisti e performers a cui sul palco piace proprio stare. Soprattutto quando si ha il compito di scaldare il palco per una rock band ampiamente navigata come i Garbage, che vanta un pubblico tanto eterogeneo quanto nutrito e fedele da più di vent’anni. Salgono, così, sul palco del Teatro ObiHall di Firenze, i Giorgieness, che, a dirla tutta, bissano quanto già avvenuto lo scorso giugno a Milano, quando aprirono il primo live di Shirley Manson e soci in Italia dal 2012.
Rispetto alla prima volta sono già cambiate due cose”, esordisce la vocalist Giorgia D’Eraclea, “non sono inciampata salendo sul palco, e stavolta mi sono ricordata di presentare la band”. Il live si apre con Come se non ci fosse un domani, un buon rock introduttivo che non tarda a conquistare il pubblico. Brani come Sai parlare e Dare fastidio mettono in luce tanto la voce grintosa della cantante, quanto la bravura dei musicisti. A Giorgie e ai suoi piace stare sul palco, e ribadisco il concetto perché non è affatto scontato che un gruppo, per quanto agli inizi, riesca a trasmettere questo genere di entusiasmo e voglia di esserci. I Giorgieness sembrano dire proprio questo: noi ci buttiamo, sperando di piacervi. “Scusate se siamo di poche parole, ma vogliamo suonare quanti più pezzi possibili”, e così la band milanese riesce a condensare in una quarantina di minuti il meglio del suo album d’esordio, La Giusta Distanza, uscito lo scorso maggio per Woodworm. Io Torno A Casa è uno dei brani più scanzonati, anche musicalmente, e per l’occasione la cantante si spoglia della giacca e della chitarra. Microfono alla mano, qualche salto qua e là, e una t-shirt con su scritto “Girlfriend”, ed quasi è ironico visto che i tre quarti dell’album raccontano di relazioni o presunte tali andate a monte. I pezzi, scritti dalla stessa Giorgie, riflettono quanto vissuto sentimentalmente da una ragazza al giorno d’oggi, ma è lodevole l’impegno con cui si riesce sempre ad evitare il banale, o il già sentito.
Così, a fine performance, suggellata da K2, tra i momenti migliori dell’album, il pubblico è ampiamente riscaldato, di certo concorde nell’aver trovato una piccola sorpresa rispetto a quanto immaginato. Determinazione, talento, di certo quel pizzico di originalità che aiuta ad emergere. Quella scintilla che distingue dal resto.


Pubblicato il 08/11/2016