Vinicio Capossela
di Andrea Belmonte

Canzoni della Cupa e altri spaventi - “OMBRA” TOUR
30.03.2017 – Teatro Civico, La Spezia

È il canto della civetta, animale notturno per eccellenza, ad accogliere a sipario chiuso il pubblico che si appresta a gremire il Teatro Civico di La Spezia per la messa in scena di “Ombra” di Vinicio Capossela. Non potrebbe essere altrimenti, considerato che questa tranche di tournée che segue l’uscita dell’ultimo disco Canzoni della Cupa porta sul palco il lato più oscuro dell’opera, quello che indaga la faccia non illuminata del mondo, quella delle tradizioni paesane popolate da streghe, licantropi e altre bestie buone a non far dormire i bambini la notte.
Allo scostarsi del velluto le creature si disvelano, tra le trame di tessuto scuro, sulle maschere dei musicisti coperti da saio neri che li fanno somigliare ad arcaici druidi; il maestro di cerimonie è dietro, ombra tra le ombre, abbagliato solo a sprazzi durante le prime battute, presenza in voce e sagoma, profana sindone su garza bianca.
Da qui in avanti la luce avrà l’unico scopo di asservire al suo opposto: nei cinque quadri in cui il nostro ha suddiviso la recita – di cui cura anche la regia – le creature della “Cupa” si avvicendano al “Corvo torvo”, al “Maraja” e agli altri personaggi che affollano l’immaginario caposseliano; con loro danzano, in una continua contro-scena, le figure animate del teatro delle ombre, magistralmente dirette da Anusc Castiglioni.
A dispetto di un iniziale dubbio alla lettura del programma di sala, le canzoni esterne alla “Cupa”, più vicine alla forma-canzone rispetto alle ultime composizioni, si integrano perfettamente al resto della scaletta, sferzandola qua e la di cambi d’atmosfera e ritmo. “Ombra” è, in gran parte, riflesso e riflessione, di conseguenza tiene un passo moderato, adatto a guardarsi bene dentro e intorno.
È nel quinto quadro, “Il peso dell’ombra”, che, imbracciata la fisarmonica, il cantore irpino risveglia la sua anima da veglione paesano, con grande partecipazione del pubblico. Sonetti, Pettarossa, Lo sposalizio di Maloservizio, si alternano leste, con la platea che fatica a star buona a sedere. Finita la festa, con Il lutto della sposa e Il treno si torna alla quiete, stanchi e “sponzati”, come dice lui, dai balli frenetici.
Resta spazio per un’ultima danza: Il ballo di San Vito, cantata a mo’ di litania, chiude due ore di spettacolo, squarciando il velo dell’oscurità e liberando i musicisti alla luce e agli almeno cinque minuti di standing ovation. Vinicio gusta sorridente il calore del pubblico e lo condivide, con grande generosità, con tutti i membri della famiglia, dai musicisti ai tecnici che nomina pressoché a uno a uno.
L’acclamato rientro sul palco – armato di birra, ora che il rigore scenico è sciolto – ed è la volta di L’oceano oilalà, da Marinai, profeti e balene. Vinicio conosce bene questa zona della Liguria e la vicina Lunigiana, le dedica qualche battuta e un canto anarchico – Sui monti di Sarzana – per il quale chiama alla voce la cantante carrarese Natalia Caprili.
Il pensiero corre anche alla vicina Viareggio, ancora ferita per la strage ferroviaria del 2009; sono presenti in sala Marco Piagentini, presidente dell’associazione “Il mondo che vorrei” e il regista Massimo Bondielli, che alle vittime ha dedicato il corto “Ovunque proteggi”: è sulle note di questo capolavoro, sulla scia dell’emozione, che la serata si chiude.
“Ombra”, si è capito, è uno spettacolo esteticamente inusuale, spavaldamente fuori dal tempo, retrò e, vivaddio, pensato più per gli ascoltatori che per i fotografi occasionali da smartphone. Sarebbe limitato definirlo concerto, perché qui il teatro c’è tutto: drammaturgia, azioni, un ottimo disegno luci.
In un’epoca tutta colore, realtà aumentata, canzonette risolte in un eterno ritornello, Capossela si pone sulla scena come cantastorie e porta di teatro in teatro i giochi d’ombre, retaggio dell’infanzia e dell’arte di strada, con un risultato che riporta a un ideale incontro tra il naif di Luzzati e Tim Burton.
Vinicio Capossela si conferma il migliore performer attualmente sulla piazza e un autore che, dopo anni di successi e cambi d’abito, ha ancora il coraggio di cambiare rotta, al vento della totale libertà creativa.


Pubblicato il 08/04/2017



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