Brunori Sas
di Federica Dell'Isola

01.04.2017 – Atlantico Live, Roma

Il concerto di Brunori Sas tenutosi all’Atlantico il primo aprile mi ha fondamentalmente lasciata con un dubbio: qui da noi la musica cantautorale bella è finalmente uscita dalla nicchia, o quella che io credo sia musica di nicchia non lo è più? Francamente non lo so. So che, in ogni caso, vedere una folla chilometrica in fila per entrare nel locale in occasione della prima delle due serate romane del cantautore calabrese, entrambe sold out, mi ha ridato speranza.
Forse, ma lo dico a bassa voce perché non vorrei rovinare la magia, è finalmente giunto il tempo in cui la musica italiana che vale, quella fatta con la testa e con il cuore e non solo per il profitto, checché ne dica il caro Dario Brunori in uno dei suoi ironici monologhi durante il concerto, inizia ad avere il riconoscimento che merita.
L’apertura del concerto è affidata a Nicolò Carnesi, un cantautore siciliano che sto osservando da tempo e che ha confermato i miei pareri positivi anche nella resa live, davanti a un pubblico che avrebbe intimorito chiunque (consiglio fuori dai denti: ascoltate questo ragazzo perché è veramente bravissimo).
Ma finalmente è il turno della Brunori Sas (non smetterò mai di stupirmi della genialità del nome). Con una scelta un po’ diversa dal solito, che di norma vuole il successo del momento collocato in coda alla scaletta, il concerto inizia con La Verità: il brano ha un testo talmente bello – azzardo, una delle canzoni italiane più intense degli ultimi tempi – che dopo una manciata di secondi riesco persino a superare il mio fastidio verso tutti coloro che all’unisono sollevano i loro cellulari, sfidando a duello la mia statura non proprio degna di una valchiria.
Si passa, quindi, a L’Uomo nero e a Canzone contro la paura (altra chicca meravigliosa dell’album).
Ascoltare i brani dal vivo è veramente una benedizione, nonostante i fottuti schermi dei cellulari e l’acustica dell’Atlantico che non brilla, e mai ha brillato, per precisione; a ogni brano il mio apprezzamento per Brunori aumenta esponenzialmente. Infatti, è nella dimensione del live che meglio si riesce ad apprezzare quanto i testi non scadano mai nell’amore smielato ma affrontino, al contrario, un ampio spettro di sentimenti (cosa veramente non scontata in un panorama musicale feudalizzato per lo più da canzoni monotematiche e francamente brutte, costruite solo su amori non corrisposti, cuori infranti e una noia intollerabile) .
Si spazia, infatti, da argomenti sociali a riflessioni profonde, come appunto La Verità e Canzone contro la paura, passando da tematiche decisamente più introspettive, come in Secondo me, senza mai incappare in frasi preconfezionate.
Tutti elementi, questi, che rimarcano inopinabilmente la grande intelligenza di un autore che ho scoperto essere anche inaspettatamente simpatico; durante il concerto all’Atlantico, infatti, ogni pausa fra un pezzo e l’altro viene piacevolmente riempita da uno scambio di battute con il pubblico, lungo i binari di un’ironia gradevole, quanto genuina, che dimostra anche le ottime doti da intrattenitore di Brunori.
Si prosegue, quindi, con un mix di brani vecchi e nuovi (Lamezia Milano, La vita liquida, Le quattro volte, Fra milioni di stelle, Pornoromanzo), per poi passare a una sequenza un po’ più “romantica”, in cui si distingue la bellissima Arrivederci tristezza, e infine tornare a “A casa tutto bene” con Il costume da torero, che dal vivo è ancora più bella che su disco, Sabato bestiale, Don Abbondio.
Per l’encore il buon Dario risale sul palco e si accomoda alla tastiera, annunciando con quella lodevole ironia di cui parlavo prima che il bis con un assolo al pianoforte e una canzone d’amore “è una cosa che non è mai successa in Italia”. I pezzi sono nell’ordine Guardia `82 e Kurt Cobain, brano, quest’ultimo, che ogni volta mi lascia sistematicamente percepire una chiara eco di De Gregori (e questo vuole essere un grandissimo complimento, eh). La chiusura è affidata a Secondo me, perfetto punto di arrivo di un concerto che ha unito, cosa molto rara, pubblico, musicisti, testi e arrangiamenti.
Che altro aggiungere se non i miei più sentiti ringraziamenti a Dario Brunori per avermi ridato una grande speranza per il futuro della musica italiana.


Pubblicato il 20/04/2017