Al-Kemi, la nuova creatura di Gianni Maroccolo
di Gianni Maroccolo

“Non riesco ad accettare che il paese in cui sono nato sia ridotto così, ma, fra il fare o l'andarmene per sempre altrove, ho scelto ancora di fare nell'unico modo che conosco e con tutti i miei limiti...ma tant'è!”
Questa la premessa esemplificativa di Al-Kemi, il nuovo progetto di Gianni Maroccolo: una vera e propria factory creativa realizzata con la complicità di Ala Bianca ma è anche una risposta alla paura, alla sfiducia, allo sconforto. Al senso di vuoto, alle “invasioni barbariche” che ormai non sono neanche più alle porte, ma già tra di noi. E’ la scelta di credere ancora una volta, e ancora di più, nell’arte, nella bellezza, nel confronto come materie prime su cui costruire un’idea di futuro, di convivenza, di società.
Il primo frutto di questo progetto si chiama "Debut", intorno al quale ruotano volti nuovi e altri già conosciuti, tutti comunque illuminati da una nuova luce: Diverba, Bastian Contrario, Alessandro Orlando Graziano, Denise, The Clockmakers ma anche Marlene Kuntz, IG, Alessandra Celletti, Beautiful, realtà musicali tenute insieme dalla collaterale irrequietezza del loro fil rouge, Gianni Maroccolo.
"Un album, “Debut”, da ascoltare come un “continuum” nonostante sia e voglia essere qualcosa di simile ad una presentazione su disco, un biglietto da visita in grado già di far memorizzare indirizzi e recapiti artistici di quanti vi partecipano. L’album si apre con “Solo come voi” dei Diverba, rockband di Cuneo in bilico tra grunge ed elettronica e l’aria si riempie di un mood acustico e imploso, con una scrittura che fa pensare ai migliori Muse. Un brano minimale, in cui però specchiarsi e andare a fondo.
Seguono i Beautiful di Gianni Maroccolo, Marlene Kuntz e Howie B per “What’s my name”, un subterranean reggae che mescola ipnoticamente tensioni trip hop, ambient in un flusso musicale solido e marcato. Il fantasma del CSI aleggia sul brano dei Bastian Contrario, “Elogio dell’arte della felicità”, struttura e carattere di una laude medievale, efficacia e forza delle parole nude e roteazione orientale della musica quasi ad evocare dervisci e minareti. Una devozione che incanta, affascina e conquista. “Canzone in prigione” dei Marlene Kuntz è rock, perentoria, sicura e sinuosamente dark come si addice ai migliori episodi della band di Cristiano Godano. Il tutto è però pervaso da una semplicità e un’adesione all’essenziale che offre sul profilo del gruppo un nuovo taglio di luce. A seguire, come un caduto in questo giardino da un pianeta lontano e sconosciuto, ecco “Lacks”, il sognante brano acustico di Denise, a ricordarci una lingua che un tempo abbiamo parlato e che oggi non riusciamo più a praticare. Ritrovarla nella sua musica, così, intatta, muove solo nostalgia e desiderio. Nostalgia per un passato che sembra lontano, desiderio di riappropriarsene da qui in poi. “Frozen land” è il brano icelandico che ci mette in contatto con un altro suggestivo mondo musicale, quello della pianista Alessandra Celletti. Parole ipnotiche, frasi come interferenze captate da una radiofrequenza, mentre il suono rarefatto e cristallino descrive distese di terre bianche e incontaminate. Segue una cover, “Tra sesso e castità” di Franco Battiato, a opera del progetto IG, creatura doppia di Ivana Gatti e Gianni Maroccolo. Un suono come un palpito, prima di esplosioni musicali e vocali che disegnano pareti a picco e vertigini spazio-temporali. Più che una canzone, un affresco, l’ennesima prova di valore di una coppia artistica unica.Un armonio e una voce profonda introducono “Ti amo gratis”, il brano di un giovane cantautore, Alessandro Orlando Graziano, sostenuto da percussioni quasi orientali e da un mood diretto ed essenziale. Una canzone che ricorda la lezione controcorrente dei cantautori che hanno fatto la storia della nostra musica leggera. Arriva poi “Lady don’t cry”, un brano particolare, circolare e acustico, dei padovani Clockmakers, un duo che regala a “Debut” un altro momento di magìa e sospensione. A chiudere l’album – e non poteva essere diversamente – un brano “a solo” di Gianni Maroccolo, “Liberante”, quasi uno spoken, una base ritmica dalle aperture solenni su cui scorrono frammenti di conversazioni, citazioni di argomento carcerario che sembrano tratte da un film.
Ecco, così finisce “Debut”, e così ha inizio tutto il resto. Da qui in poi, ancora una volta, un sogno da seguire. E da cui lasciarsi parlare, per continuare a viaggiare non solo in avanti, ma anche verso qualcosa di più alto rispetto a ciò che in questo momento ci circonda. E’ una questione di qualità, non di snobismo"


Pubblicato il 11/06/2010