NON SIAMO MISOGINI! Una parziale anteprima del nuovo EP di Dino Fumaretto
di Elia Billoni - interprete ufficiale di Dino Fumaretto

Il titolo è "Bicchiere Democratico", il sottotitolo è "Minidramma politico sentimentale": 5 nuove canzoni di Dino Fumaretto attraversate dal controcanto della voce femminile.
Dino Fumaretto è lo stesso che mi ha fatto cantare “Venite assassini/Uccidete i ladri e le donne”, è dunque un tipo che passa per misogino, ed io con lui.
Ma le cose non sono così semplici. Noi non siamo misogini, e lo vogliamo dire qui, una volta per tutte. Il prossimo anno potrete rendervene conto ascoltando il minidramma di cui sopra, che svela una parte autocritica del Fumaretto sconosciuta ai più (in passato il Nostro aveva sancito, dopo il Periodo Depressivo, il suo personale Periodo Autocritico, ma con risultati poco duraturi).
Ora vi spiego lo svolgimento del minidramma.


Il sipario si apre con un partigiano della Resistenza Gratuita, partigiano che per comodità chiameremo Dino, alle prese con nazisti sostenibili; compare subito una donna, che non crede alle sue paranoie e gli dice: "Dovresti smetterla di bere". Ma la voce femminile è interpretata dal sottoscritto, perché probabilmente lei non è reale, lei è solo la proiezione deformata di Dino.
Resistenza Gratuita, nazisti sostenibili, partigiani drogati: è una rivolta paradossale e inerme come il suo maschio protagonista, che scappa dalla finestra di casa.


Il secondo brano parte proprio dalla finestra e si avverte, seppur lievemente, lo scricchiolìo della fuggevole fantasia maschile, e per la prima volta fa capolino sullo sfondo una reale voce femminile (ovvero non sono io) che canta quasi impercettibilmente "Sono assente".


Ma per liberarsi definitivamente dallo stereotipo occorre dargli forma (per dimostrarne l'informità - così mi ha suggerito Fumaretto): "Mi bevo il bicchiere, dico proprio il bicchiere, perché il contenuto è relativo", ripetuto ossessivamente da Dino nel terzo brano, è la testimonianza della sua ottusità. La voce femminile, stavolta in primo piano, cerca di dialogare con il maschio, ma ancora la donna ne esce deformata e ridicolizzata: siamo sempre dentro la testa di Dino.
"Non ci sei mai quando soffre il mio cuoreeeee!", strilla la donna, ottenendo sempre la stessa risposta dall'altro: "Mi bevo il bicchiere".


Con il quarto brano si esce finalmente dalla testa del protagonista e ci si trova faccia a faccia con una donna vera, autonoma che, con solo una punta d'enfasi canta la sua rivolta terroristica: "BR - Bicchiere Rotto" è la sua rivolta lucidamente violenta, che ha moltissime buone ragioni, insomma tra lei e il Dino stucchevole della Resistenza Gratuita c'è un abisso.
Con "Vieni a fare il morto nel mio mare" si chiude il canto della donna e si apre l'epilogo bombarolo, che non svelo.


Come il sottotitolo suggerisce, il minidramma ha diversi livelli di lettura: è un racconto politico, filosofico, onirico, psicologico, e l'interpretazione qui espressa è puramente personale, anzi è solo un pretesto per chiarire che né io, né Dino Fumaretto siamo misogini.
Ringrazio laScena.it per averci permesso di dirlo. Ci tenevo molto.


P.S. Tra le tante interpretazioni possibili, "Bicchiere Democratico" ne prevede anche una di tipo misogino


Pubblicato il 23/11/2010