Lettere al Mondo: se dovessi mai un giorno scrivere un libro lo inizierei così...
di Marco Parente

Che io ricordi, non ho mai capito niente, ma ho sempre intuito tutto. Per esempio, non so perchè, ma so! Che dopo Joyce la letteratura si è fermata, che l'ultima vera pennellata su una tela l'ha data Bacon, che dopo il servizio di John McEnroe il rock 'n'roll è morto e che il gol di mano di Maradona è grande teatro. “Lo so, ma non ho le prove”.
So per esempio che l'ultimo concetto in Arte è l'orinatoio di Duchamp e in musica, John Cage da Mike Bongiorno; so anche che il Male dopo che il Bene se l'è data a gambe dileguandosi nella rete, non ha più un'etica da rispettare, tantomeno da rivendere. “Lo so - come diceva Pasolini - ma non ho le prove”.
So infine che il mondo ha scelto di lavorare alla mediocrità come rappresentazione della realtà e che l'irreversibile dipendenza dalla modernità e le sue tecnologie sono la definitiva dittatura degli Oggetti sui Soggetti.
Eppure nonostante questo scenario non certo incoraggiante nessuno, me compreso, rinuncia a perseverare 'diabolicamente' nello sbattere le corna contro quel muro d'aria che è l'Arte! Insistendo come drogati d'Anima nel cercare e desiderare il 'nutrimento sconosciuto', come se poi quel cibo spettasse a tutti, come se il Talento fosse democratico, come se quel foglio bianco dovesse per forza esser riempito. Come se il confine fosse una strada a doppio senso, no! Non è così. E queste mie parole e questo mio non-libro ne sono la smentita più sincera: è uno scrittore di meno, è la disdetta dal dover essere e comunicare a tutti i costi, dal dover raccontare l'ennesima storia che ci scagioni o peggio ancora, salvi.
Capiamoci bene, ormai siamo definitivamente nei guai, dove anche il salvarsi non basta più (ogni vincitore è un po' un assassino). Ma è proprio forse in questo preciso momento che l'Arte si avvantaggia e ci guadagna, senza più dipendere da quella balla del dover essere utile a qualcuno o a qualcosa; “l'Arte ha da esser giuoco!” serio e sanissimo.


L'Arte è quella lavagna per cui noi siamo i gessetti, la poesia la gomma che cancella. E ciò che rimarrà alla fine sarà l'alone delle parole e l'ombra dei suoni, proprio come certe 'lettere smarrite'...sempre in vita perché mai giunte a destinazione, ad una fine.


Pubblicato il 21/03/2011