Matteo Toni: come un viaggio intorno all'Equatore
di Matteo Toni

Matteo Toni: “Santa pace”, il nuovo album.

Non sono uno che prende spesso la macchina. Ci mancherebbe, preferisco di gran lunga così e muovermi a piedi o in bici, ho anche una bellissima 50 Special del ‘73: per i live io e Giulio ci spostiamo con la sua, a metano. Però, non sembrerebbe pensando che da quando è iniziato questo progetto musicale, io e la mia auto abbiamo fatto il giro del pianeta Terra sull’Equatore. Istanti privi di importanza reale finiscono poi per stamparsi indelebili nel cervello. Come ad esempio quando il contachilometri valicava i 100.000Km una delle sere della mia prima partecipazione al “Ferrara Buskers Festival 2007”, quando Matteo Toni debuttava voce e chitarra. Oggi sono a 140, quarantamila in più, giusto la lunghezza della circonferenza all’equatore: in 5 anni ho fatto il giro del mondo, stando seduto con la mia chitarra slide.
Adoro viaggiare. La passione per il mare mi ha portato verso destinazioni meravigliose. Quando va bene sto un po’ in giro, quando invece non riesco, e questo corrisponde più frequentemente alla normalità delle cose, cerco nella musica un biglietto aereo che mi trasferisca altrove. E’ surreale, ma non troppo. La musica è un viaggio senza apparente movimento alcuno - lo diceva anche Jamiroquai. Come nessun altro stimolo sensoriale, un profumo o una visione, ha la capacità di catapultare il viaggiatore in un luogo spazio-temporale che può essere lontano anni luce, e qualche volta non vorresti nemmeno tornare. Il “dove” è la parte più meravigliosamente personale. Più si cresce, più questo nontempoluogo credo sia nel proprio passato, così almeno accade per me. Forse l’arte è divisa tra chi proietta il proprio lavoro verso un tempo nel futuro, lanciando segnali per i posteri più o meno prossimi; c’è invece chi si tuffa esclusivamente indietro, ricercando per sé una verità nel giardino che conosci come le sue tasche. Quando il risultato è “vero” raggiunge comunque la stessa incredibile e magnifica rivelazione.
“Santa pace” è uscito il 12 ottobre 2012. E’ il nostro primo album ufficiale, prodotto da Antonio Cupertino - grazie Cooper -. Porta la firma di due etichette (Stillfizzy e La Fabbrica), si tratta di amici che credono in quello che io e Giulio Martinelli facciamo¬¬. Giulio mi accompagna ai tamburi ormai da 3 anni, in studio e nei live condividiamo tutto, nell’ensemble numerico minimo per essere chiamato formazione: due persone, ovvero voce e chitarre slide più batteria. Da sempre mi affascina l’idea di muovermi su strade poco battute, abbandonando i percorsi consolidati, con la speranza di giungere un giorno, magari, a scorgere e visitare anche aree interamente inesplorate. Così nell’ascolto, così nel mio approccio di musicista. E’ successo per caso che i miei strumenti fossero la voce e la chitarra lap-steel: insieme portiamo avanti una personale sperimentazione che non è estrema, ma estremamente rispettosa delle sonorità del mio background. Chi “inventa” qualcosa di nuovo lo fa in realtà muovendosi anche di un solo microscopico passo da ciò che esiste già, ma nessuno prima aveva avuto l’idea di portare a termine e confezionare per gli altri. Talvolta sembra così banale che chiunque poteva farlo…talvolta è così geniale.
Santa pace è un disco indie, per l’unica valenza di significato che questo stramaledetto termine può ancora possedere. E’ il frutto colto al giusto stato di maturazione, ma non è questo il suo essere indie. L’albero ha atteso con enorme pazienza, ha dato tutto per concepirlo, svilupparlo e proteggerlo, attraverso almeno otto stagioni. La realizzazione è stata assai tumultuosa, le complicazioni non si sono sprecate, le registrazioni febbricitanti, nevicate più o meno reali, depressioni più o meno meteorologiche, monsoni contrari si sono sfogati sull’alberello, al punto da invocare quella pace tanto declamata. Nel tempo della dittatura del caos comunicativo - per cui devi essere ovunque e a conoscenza di tutto, con il risultato che ignori profondamente tutto quanto - non importa se in Italia il nostro tempo si abbatte tremendo su chi cerca di fare musica originale e di portare avanti un proprio credo; non importano i budget minimi rosicati a fatica dai risparmi ottenuti con un altro lavoro; non importano i tempi da rubare alla frenesia di una vita che ha licenza di uccidere senza un particolare porto d’armi; non importa…perché alla fine in Italia la musica si fa così.
Lo riascolto ancora spesso. “Santa Pace” continua “Qualcosa nel mio piccolo” (titolo del primo EP di Matteo Toni), ne è il seguito naturale: una sequenza di momenti, brevi storie, che si svolgono in una qualche realtà parallela, sono una preghiera alla vita, alla quale attingere quando serve rifocillarsi, oppure un posto al sicuro dove sputare quando in bocca c’è troppa sabbia. Almeno lo è per me. L’aspetto che più entusiasma me e Giulio è che quel suono e quella voce riflettono lo stato d’animo primordiale che ha caratterizzato il lunghissimo periodo della sua gestazione: la speranza e la tenacia di inseguire il sogno.
Per molti questo disco potrà significare quanto una goccia nell’oceano di una discografia ipertrofica. Ma questo lascia il tempo che trova. “Santa Pace” resisterà. Io ne sono certo…almeno…per un altro giro della Terra lungo l’Equatore.


Pubblicato il 21/11/2012