Cut: il ritorno a nuova vita di "Operation Manitoba"
di Cut

Ferruccio Quercetti dei CUT ci racconta la resurrezione di “Operation Manitoba” (org. Release 1998 – reissue Feb. 2013 – Gamma Pop Records)

Non è affatto facile per me parlare del nostro primo album “Operation Manitoba”, uscito ormai 15 anni fa, nel lontano 1998. E’ passato tanto tempo, la formazione del gruppo era diversa e in genere siamo sempre stati abituati, a volte costretti, a guardare sempre avanti nella nostra piccola avventura. Tuttavia gettando uno sguardo dietro le proprie spalle ci si accorge che tante cose si sono sedimentate nel corso degli anni. Ci si accorge che quello che tu non ti rendevi neppure conto di stare facendo in qualche modo è ancora lì fuori, o perlomeno c’è stato, e alcune persone hanno stabilito un rapporto con queste cose, che tu lo sappia o no. E’ stato sorprendente a volta negli ultimi anni sentirsi chiedere, dopo i concerti, al banchetto dei dischi: “Ma che fine ha fatto Operation Manitoba? Ne avete ancora qualche copia?”, “Sono anni che lo cerco”. Questo ci ha fatto pensare che, in tutti questi anni in cui siamo stati troppo impegnati a sopravvivere per potercene rendere conto, anche noi avevamo costruito una piccola storia: una storia che significa qualcosa anche per qualcuno che non coincide necessariamente con noi stessi, anche se siamo e rimaniamo solo un piccolo gruppo italiano sfigato e senza speranza. E’ per questo che abbiamo deciso di rimettere in circolazione questo disco nel suo formato originale: del resto è fuori catalogo dal secolo scorso praticamente. Nel curare questa “operazione”, insieme a Filippo Perfido di Gamma Pop, ci siamo accorti di come tante cose siano rimaste le stesse nonostante tutto. Sicuramente sono cambiati alcuni colori e atmosfere della musica. Il nostro suono negli anni si è fatto forse più asciutto e scattante. I brani sono diventati più secchi e brevi. Mi sono ritrovato a perdermi tra le spire di brani come “Snake Dancer” e “Super Cynic”, dentro i loro tempi dilatati, i suoni psichedelici e l’incedere cadenzato di alcune parti. Mi ha fatto piacere ricordarmi che abbiamo suonato anche così nel corso degli anni, grazie anche al contributo essenziale di chi era nel gruppo con noi all’epoca (Elena, Luisella, Daniele). Tuttavia in questo disco ci sono già “in nuce” tutti gli elementi che avremmo sviluppato in futuro e l’indicazione di alcune strade che avremmo potuto prendere, se le cose fossero andate diversamente. C’è tutto il nostro amore per l’immaginario dei B-Movies e per le loro colonne sonore. Ci sono i mille brandelli delle nostre passioni musicali (garage, punk, rock’n’roll, psyche-hard, il blues/noise rock più sanguigno, funk/soul e black music in genere, anche quella contemporanea) cuciti insieme con l’ago e il filo del nostro entusiasmo più che della nostra perizia musicale (parlo per me in particolare). In più c’è l’energia di una band che sta “crescendo in pubblico”, come direbbe Lou Reed. Non è male per un album d’esordio registrato in tre giorni, praticamente live (ecco un’altra cosa che non è cambiata per niente nel corso degli anni) da parte di una masnada di principianti assoluti.

PS: il disco è stato registrato presso i Sub Cave Scandella Studios (Bologna) da Gianluca “Pecos” Grazioli. Al missaggio, Fabio Magistrali


Pubblicato il 24/01/2013