“Stereoblues-vol.1.Punk Collection": pensieri fuori dal tempo
di Lilith and the Sinnersaints

Sull’isola deserta mi porterei “Il Maestro e Margherita”, ”Trilogia della città di K”, dei semi, dei colori, dei pennelli…La cosa che mi procura maggior struggimento sono gli odori, non la musica…Ergo, nel rifare i pezzi di “Stereoblues-vol.1.Punk Collection” non ho provato nulla che fosse legato al mio passato, niente che mi riportasse alle mie turbe da sedicenne, anche perché negli 80’s mai avrei rifatto un pezzo dei Television; non riuscivo ancora ad avere un nemico quotidiano, era molto più facile combattere per cause eclatanti e lontane.
Vado a naso, sempre…Come mangiare pane e pane, sentendo l’odore di un companatico immaginario.
Già, la mia prima povertà: del disegnare con la punta dei fiammiferi usati, quando anche una matita era preziosa, dello specchio nella camera dei nonni dove cambiare mille vite, stando dritta, parlando solo con gli occhi per vedere cosa riuscivo a dire. Elogio alla ricostruzione, dopo aver distrutto, dove lo spreco ti porta soltanto alla miseria. E la povertà umana nasce da questa idea malata che ci sia un tempo definito, che ci sia la musica vecchia, una nostalgia, un’età, una tendenza…
Ecco, essere fuori dal tempo, essere così capaci di essere vuoti di sé, così da sentirsi dentro a uno dei tanti mondi, tra santi e peccatori.


Pubblicato il 20/11/2013