Il punto della situazione sul mercato musicale italiano alla vigilia del MEI 2008
di Giordano Sangiorgi

Intanto ringrazio laScena.it per l'invito e per questa riflessione che tra l'altro è molto utile. Perché mai come in questo momento di transizione credo che pochi, veramente pochi, sappiano realmente che cosa possa accadere non fra qualche anno ma dico già domani o dopodomani. Le cose hanno una accelerazione su alcuni versanti assolutamente incredibile, magari proprio dove non ce l'aspettiamo, mentre magari da altre parti dove pensiamo che arrivi l'accelerazione in realtà le cose si fermano. Quindi credo che su questo nessuno realmente sappia quale possa essere un futuro. Però sicuramente si possono fare attivare alcune sensibilizzazioni, realizzare alcuni interventi e fare alcune politiche che possono in qualche modo sostenere quello che ormai - parlo in questo caso del settore della musica prodotta in Italia - deve assolutamente far parte del bagaglio culturale del nostro paese. Intanto c'è la necessità di una riforma e di una nuova alleanza con la Siae. Io segnalo un dato che credo faccia capire la necessità di una riforma. Ci sono state delle recenti elezioni Siae che hanno rinnovato l'assemblea, su un 70 mila circa aventi diritto, nella fascia di piccoli autori ed editori, che sono le più piccole fasce, quelle dove si esprimono tutte le giovani leve, ben meno del 10% è andato a votare. Questo significa che siamo di fronte a un organismo che non trova una partecipazione ampia da parte degli stessi soci che rappresenta. Noi proporremmo tra l'altro un tavolo permanente di consultazione piccoli autori ed editori, da qui in poi perché riteniamo vi debba essere una rappresentatività più ampia rispetto alle tendenze, alle indicazioni e alle decisioni, che andranno prese che dovranno essere sempre più favorevoli ai giovani autori ed editori emergenti se vogliamo dare un futuro alla nuova musica del nostro Paese.
C'è poi un'altra problematica, ed è quella che hanno avvertito molti del settore: quella relativa all'Enpals. La recente circolare sul DM 2003 che rischia di uccidere 400 realtà discografiche e il calo di almeno un terzo dei festival per emergenti e sconosciuti in Italia negli ultimi 5 anni, perché i promoter hanno sentito addosso una serie di gabelle ulteriori, fra le quali appunto anche quella dell'Enpals che se da un lato (e qui magari entriamo anche nel discorso di attenzione verso il lavoro, verso la tutela) tutelano quelli che possono le carriere dei musicisti, dall'altro chiedono delle decine di euro a dei giovani che si approcciano per la prima volta su un palco a suonare, che magari non ci ritorneranno più, introitando alla fine milioni di euro che restano nelle casse di questi istituti senza dare alcun ritorno e investimento sulla musica del futuro. Una cosa che non è più possibile oggi in cui c'è necessità di condividere, direi soprattutto oltre alla conoscenza, le poche risorse che ci sono, in modo che diventino un elemento di sviluppo e di volano contro il rischio della globalizzazione musicale.
Tra l'altro abbiamo coordinato insieme a tanti altri soggetti un Tavolo della Musica unitario che si sta confrontando con il Governo e il Parlamento e che sta trovando, forse per la prima volta, delle attenzioni interessanti. Cito ad esempio la finanziaria del 2007 che segnala la presenza di sgravi per le etichette indipendenti e per i giovani autori, tra l'altro. Qui siamo in attesa di un decreto attuativo che permetta alle etichette indipendenti che stanno producendo la nuova musica italiana di poter presentare documentazione. Così come l'attuale finanziaria diceva che per una fascia, quella dei giovani, veniva abolita l'obbligatorietà dell'Enpals, diventando un grande volano per la crescita dei giovani artisti e dei giovani festival in Italia. Anche qui ci sono contrasti, invitiamo a mantenere questo tipo di linea che favorisce il futuro della musica, senza sconti agli evasori e ai doppio-lavoristi.
I punti che qui trovo sono sostanzialmente quelli che ci vedono, come AudioCoop, l'associazione di discografici indipendenti che presiedo, ogni giorno impegnati sul versante dello sviluppo della nuova musica italiana di fronte a una globalizzazione sempre più massiccia. Una globalizzazione, lo dico, che se prima era solo sul versante della produzione culturale oggi è su tutti i versanti. Il mercato multinazionale con radici all'estero ha in mano il contenitore, il contenuto e lo stesso diffusore oltre alla declinazioni dei prodotti musicali in altri prodotti dell'intrattenimento (cinema, video, playstation…). Quindi grandi portali (l'iTunes), la grande telefonia (3, Nokia, etc.), le majors straniere che producono la musica e gli oggetti che in qualche modo ci permettono di ascoltarla (iPod…). Quindi c'è una concentrazione negli stessi marchi che è micidiale, che una volta era frammentata fra fra produttori musicali , negozianti di dischi , industrie di impianti hi-fi, insomma tra i diversi soggetti che permettevano in qualche modo di incunearsi, entrare e far arrivare anche la produzione indipendente autonoma, fulcro vitale del rinnovamento musicale da oramai 50 anni. Oggi quello che si rischia di poter prefigurare è quello di una cancellazione di tutta la ricchissima nuova produzione musicale italiana dai grandi portali e dai grandi strumenti della nuova distribuzione liquida, ma non solo, alla fine, in questo infernale circuito mass-mediatico promozionale, anche dai processi di tutte quelle che sono le trasformazioni in atto nel settore della distribuzione musicale. Si diceva nell'intervento precedente: "Sto cercando dei dischi a Roma, non li trovo" nel senso che nessuno li richiede perché ha paura che rimangano lì, visto che sempre meno gente va nei negozi di dischi, causa un mancato totale rinnovamento del punto vendita dischi nonostante si sapesse da 10 anni di questi grandi cambiamenti in atto - qualche colpa ce l'hanno anche le associazioni di categoria che non aggiornano le professionalità -, però intanto non li trova neanche nel digitale perché non sono commerciali, cioè non sono i 10 grandi titoli internazionali che si vendono in tutto il mondo: così si rischia di far scomparire tutta la ricerca e l'innovazione innestata nella tradizione musicale del nostro paese.
Quindi è una situazione veramente grave e urgente.
Su questo dico bisogna aggiungere qualche elemento, mi permetto di suggerirlo in termini assolutamente propositivi e non definitivi, perché su questo argomento le verità credo siano veramente difficili da poter avere e si può arrivare a una sintesi solo con l'incontro e il confronto anche tra diverse sensibilità e punti di vista.
Ad esempio: una educazione alla musica legale va fatta in qualche modo, nel senso che ovviamente profitti si realizzano quando dietro a filosofie di condivisione sociale giustissime in realtà si nascondono profitti sconosciuti che venivano citati prima. Inoltre, abbiamo società illegali o grandi società legali che riescono a fare fatturati grazie all'utilizzo seduttivo dell'elemento musicale: non è possibile che questi continuino a percepire diritti economici, e quindi soldi sulle commissioni, sugli abbonamenti, sulle pubblicità che inseriscono, sulla vendita di mailing list, sulla vendita di profili , etc. senza dare alcunché a quelli che sono non dico solo gli autori, ma anche gli editori, i produttori, gli artisti, gli interpreti e gli esecutori della colonna sonora di quanto realizzano e che contribuisce a portare lì gli utenti. Qui, da questo punto di vista un intervento va fatto subito, perché nell'incrocio fra grande ideale della piazza virtuale libera che ci permette di incontrarci tutti, ma dall'altro lato il massimo sfruttamento economico di questa idea bellissima, è necessario porre una barriera: cioè , in qualche modo far ritornare una parte di fonte di questi introiti a chi produce tutta questa creatività, senza bloccare alcunché, esclusa la pirateria criminale organizzata, quella va sanzionata, va colpita, e anche durissimamente, facendo in modo di far pagare il singolo attraverso chi gli permette questo tipo di accesso: penso a una quota sugli abbonamenti (da suddividere poi tra tutti gli operatori della filiera musicale) dei grandi distributori di contenuti on line e di altro genere che ti permette poi di scaricare musica gratuitamente una volta abbonato, oltre agli altri modelli già esistenti che tra l'altro stanno aumentando il fatturato della musica on line in maniera interessante.
Dall'altro lato penso che una Legge sulla Musica sia urgente e necessaria. Il Tavolo della Musica ha già presentato una sua bozza di testo di legge condivisa d a tutto il settore (le quattro assocazioni discografici Afi, AudioCoop, Fimi, Pmi), le quattro di promoter musicali (Arci, Assoartisti, Assomusica, Superclub), fino a tutte le associazioni di editori, da quelle più piccole a quelle più grandi. Anche lì abbiamo inserito alcune norme legate alla necessità di una regolarizzazione del mondo del lavoro, che è un mondo del lavoro però difficile, che ovviamente va prefigurato in modo nuovo e non tradizionale con una apposita legge.
Prima di me, qualcuno citava la Francia, qualcun'altro citava l'America: devo dire che, e non lo scopriamo adesso, lo scopriamo in tanti altri settori, l'Italia anche in questo settore vive un ritardo culturale molto grave, anche devo dire di progettualità legata allo sviluppo delle sue tipicità straordinarie nel grande mondo "artigianale di qualità" quale può essere considerata la nostra musica, in qualche modo (siamo ancora i terzi esportatori al mondo di musica) .
Un'altra urgenza inderogabile è quella del rinnovamento della classe dirigenziale del settore: solo con il ricambio facendo entrare coloro che fanno la nuova scena musicale italiana degli ultimi 15 anni per lo più indipendente insieme alle giovani generazioni capaci di fare produzioni nei nuovi modelli digitali si potrà tenere al passo la nostra musica. In altro modo siamo condannati ad estinguerci e a far diventare la nostra musica italiana, nell'ampio mercato globale, nello stesso modo in cui è ridotta la nostra bellissima musica regionale. E cioè, ai margini del mercato e della cultura di massa.
Siamo dei grandi consumatori di telefonini, come sappiamo tutti, ma non abbiamo nessuna industria che li realizza. Non abbiamo nessuno che è riuscito ad essere incentivato per fare in modo che in questo settore potessimo avere, come è stato negli anni 60 con l'epoca del boom dell'innovazione industriale dell'epoca, con grandi marchi e grandi industrie, diventate poi note in tutto il mondo, nel nostro paese dei leader, almeno nel nostro paese, in questo settore, per non parlare dell'on line. Questo sicuramente sta a significare che è un paese questo che è vecchio, che non permette l'innovazione delle imprese, perché ci sono state tante imprese giovani che si sono affacciate in questo mercato ma sono rimaste tagliate fuori. E non hanno avuto quell'attenzione e quei sostegni, non dico solo economici, ma almeno di "sistema paese" che gli permettessero di svilupparsi. Vitamic in Italia è stato il primo a intuirlo, una sorta di iTunes che partiva dal basso, che è nata a Torino, ma si è poi direzionata in altro modo precocemente, integrata a Buongiorno, perché non è riuscita ad avere quei sostegni da un sistema magari non solo italiano che gli permettesse di svilupparsi a fondo e competere a lungo sui mercati globali dei nuovi modelli di distribuzione musicale. Oggi avremmo un grande portale mondiale, tra virgolette in “stile iTunes”, di tipo italiano ed europeo, formidabile e invincibile. Dall'altro abbiamo avuto delle multinazionali che hanno spinto indirettamente alla pirateria, sai per l'alto costo dei cd negli anni '90 con una politica di cartello e sia perché quando nella seconda metà degli anni 90 si sono affacciati i primi pionieri dei siti legali in cui si scaricavano 30 secondi di musica, le multinazionali come hanno fatto nell'epoca delle radio libere, come stanno facendo forse con le web radio, (lo segnalo: le web radio e le web tv sono un altro elemento di sviluppo da incentivare, da sostenere, perché stanno diffondendo oggi un mercato di nicchia, ma che sarà sempre più ampio, quelle musiche che non ascoltiamo più nelle grandi radio e tv omologate dal punto di vista musicale) hanno subito cercato, attraverso interventi della finanza, della pretura, di altri organismi di disincentivare questi giovani con delle richieste pazzesche, facendo chiudere dei siti che invece educavano i giovani ventenni dalla seconda metà degli anni ’90 a utilizzare subito dei siti legali. Questo cosa ha portato? Fra virgolette, nella clandestinità bonaria un sacco di giovani che cercavano della musica nuova, quella indipendente, quella autoprodotta; dall'altro però facendoli incontrare con questi mercati illegali di cui si diceva prima. Infine, oltre a cercare di chiudere questo tipo di canali, hanno attivato una politica di cartello di prezzi alti, di bassa qualità (scomparsa di foto e testi dalle copertine dei cd, etc.) e di un'altra serie di cose negativissime sul cd (compilation truffa con una sola canzone di successo come richiamo, album fatti su due piedi per tenere vivo il business di un singolo estivo, etc.) che pian piano ha allontanato il pubblico affezionato al cd, sempre più trattato come una saponetta usa-e-getta buttandoli in braccio, questi ragazzi, alla pirateria on line alla ricerca dell'ultimo brano di successo.
Bene questi grandi strateghi della musica che hanno fatto questa sciaguratissima politica di filiera, sono ancora in gran parte lì. Quindi immaginiamo che tipo di mercato ci potrà essere, che tipo di futuro ci potrà essere per la musica, se non quello di un'unica musica omologata. E' uscito un romanzo che si chiama Musica unica, che prefigura uno scenario di un unico grande diffusore di musica in tutto il mondo. Ahimè, dico, sarà così, sarà così se noi non interveniamo a fare un nuovo mercato.
Ma con chi? Con i nuovi consumatori. Un nuovo mercato sano, un nuovo mercato che valorizza quella che è la nostra nuova scena musicale italiana, con i nuovi consumatori che sono quelli che oggi hanno un'età media di 14 anni. Io invito a fare un convegno con i quattordicenni che consumano musica - è necessario farlo - perché ci accorgeremmo, e noi lo guardiamo con stupore, di come sia cambiata la fruizione della musica. Oggi i quattordicenni, trovano nella canzone sul telefonino la stessa qualità che noi trovavamo quando ascoltavamo i nostri dischi su cd e i nostri fratelli maggiori quelli in vinile, pensando ognuno di avere trovato la qualità massima. Quindi il discorso di qualità si sta spostando, non è sul ragionamento con un quattordicenne sulla qualità sonora che si può vincere, perché per lui quella è la massima qualità di oggi, e c'è il massimo entusiasmo ad ascoltare queste canzoni sul telefonino, che però quali sono? Sono i dieci grandi hit internazionali del momento, sono quelle canzonette che cancellano definitivamente la nostra produzione non solo indipendente, ma rischiano di cancellare la produzione italiana tout court, se c'è qualche nome c'è Laura Pausini, c'è Tiziano Ferro, poi abbiamo finito con le proposte nei menu principali, il resto bisogna andarselo a cercare con un lavoro lunghissimo. Ecco, la nuova musica italiana, esclusi alcuni pochissimi grandi nomi, rischia così di finire negli sgabuzzini dell'on line e della telefonia, senza che nessuno la trovi più: un po' come se dieci anni fa il 90% dei dischi prodotti in Italia si trovasse nel retrobottega dei negozi di dischi e non a far bella mostra di sé negli scaffali o in vetrina. Quale futuro avrebbe avuto in questo caso? Nessuno, è evidente.
Quindi bisogna sostenere dei nuovi progetti di grande visibilità della nostra tradizione musicale.
Oltre a una partecipazione unitaria all'estero di tutto il sistema musica italiano per farsi conoscere nelle fiere più significative e in altri momenti istituzionali mondiali di grande rilievo, allora pubblico e privato insieme, questa è un utopia, potrebbero fare un altro grande lavoro: c'è la Discoteca di Stato, digitalizziamola tutta subito, so che in gran parte è già stato fatto e facciamo un grande portale del patrimonio della musica italiana, lo chiamiamo Volare, diventa un riferimento in tutto il mondo immediatamente, perché l'Italia, nonostante cifre bassissime, è ancora il terzo paese esportatore di musica nel mondo, anche se è una cifra infinitesimale. Però un portale di questo genere attira l'attenzione di tutti i grandi amanti dell'Italia, del suo patrimonio culturale, il suo patrimonio turistico e anche del suo patrimonio musicale. Aggiungiamoci tutto il ricco patrimonio digitale delle grandi case discografiche italiane, multinazionali e non. E poi ogni giorno aggiungiamo le novità musicali che escono dal nostro paese. Bene, tutto questo, facciamolo linkare nei siti della Rai, della Siae, dei Ministeri dei Beni Culturali, delle Comunicazioni, del Turismo, del Commercio con l'Estero e quanto altro, e inseriamo lì dentro in un rapporto virtuoso pubblico-privato tutte le novità della nostra produzione musicale. Ecco che noi abbiamo l'opportunità di un volano straordinario verso tutto il mondo di poter fare conoscere la storia del nostro patrimonio musicale che fra un po' - nella corsa alla digitalizzazione e distribuzione liquida - rischia di non esserci più, o di andare disperso in migliaia di siti, comunque di non riuscire a reperirlo proprio, e dall'altro di poter fare le proposte nuove che arrivano, che ci sono, che sono di grande qualità ma non hanno accesso né nei grandi canali televisivi né in quelli radiofonici e ancora meno in quelli significativi e con visibilità della nuova distribuzione liquida. Capisco che sia un progetto che non si fa in pochi giorni, però sarebbe un grande strumento basato sulla grande attrazione che ha il made in Italy musicale all'estero, che potrebbe sicuramente segnare una svolta se non altro per quanto riguarda una postazione visibile, forte, del nostro patrimonio musicale sul grande mercato digitale. Allo stesso tempo, e qui c'è un ritardo complessivo in questi nuovi mercati della discografia, la discografia indipendente che ha fatto il boom della metà degli anni 90, quella che ha fatto vendere i dischi, cito nomi a voi noti, come i CSI, i 99 Posse, i Modena City Ramblers, i Subsonica, e tanti altri, non si è trovata attrezzata adeguatamente di fronte a questo cambiamento di mercato; non ha avuto la stessa lungimiranza e quindi non si è unita, non ha fatto un grande progetto di musica indipendente italiano sui nuovi mercati liquidi, che in qualche modo contrastasse l'avvento di queste forte concentrazioni globalizzate, quindi si trova abbastanza in difficoltà. Oggi vive molto di concerti, e in tal sede vende i propri cd (e in altri circuiti alternativi di nicchia) riuscendo ad arrivare - visti i bassi numeri - anche prima in classifica con nuove produzioni che comunque le permettono di conseguire ancora dei risultati interessanti ma che però piano piano scemeranno. Sostenere un progetto di questo genere nell'on line , che diventi poi un soggetto che possa poi trattare con la telefonia: segnalo che ci sono aziende italiane che lo stanno facendo, che uniscono tutte le produzioni italiane nuove, e permettono loro di fare attività nell'on line e con la telefonia.
Ecco, incentivare queste nuove proposte di impresa culturale è fondamentale, indispensabile, altrimenti nel 2010 saremo obbligati a cantare alcune canzoni della nuova scena musicale italiana nelle aie come oggi si cantano le canzoni di tradizione regionale, perché stiamo diventando un mercato locale regionale nel più ampio mercato globale unico.
Concludo, segnalando che su queste problematiche abbiamo trovato anche una attenzione, anche se questa poi capisco che è difficile da concretizzare, con tutte le altre priorità che ci sono nel Governo, sicuramente, su un piano politico da parte dell'attuale formazione di centro sinistra, ma con un'attenzione trasversale a favore della produzione italiana che interessa tutti.
Questo significa, è un argomento che è tema di dibattito in questi giorni, attenzione alle future generazioni, attenzione ai giovani, fondamentalmente, perché proprio questo è il cambiamento rivoluzionario di questa epoca, che noi dobbiamo assolutamente comprendere, col quale dobbiamo confrontarci, col quale dobbiamo fare dei nuovi progetti, ascoltando come dicevo prima, quelli che sono i nuovi consumatori.
Un'altra necessità, infine, credo sia quella di dare in mano a questi produttori la possibilità di potersi fare vedere all'interno di quelli che sono i nuovi canali di visibilità televisiva. Allora, abbiamo una tv musicale in Italia che dà sempre meno spazio alle produzioni musicali in videoclip della produzione italiana: il 99% dei videoclip fatica a passare attraverso i due canali televisivi ufficiali in chiaro.
Credo che proporre di poter avere un canale Raisat Musica in cui tutti i giovani artisti del nostro paese, i giovani produttori, possono sperimentare e fare conoscere in tutto il mondo la musica che viene prodotta, sia un'altra cosa assolutamente obbligatoria. Sia un po' come proporre – mi rifaccio agli anni 70 – le sale prove per le band giovanili in tutti i comuni. Cosa che ormai più o meno è assodata, oggi i nuovi mercati, i nuovi canali ci obbligano a pensarla in questi termini. Io penso che una Raisat Musica potrebbe sicuramente anche questo diventare elemento di contrasto alla globalizzazione della musica, che è assolutamente imperante, diventando una serra di sperimentazione di giovani autori che non si possono sentire rappresentati solo da trasmissioni di giovani mediasettizzati e endemollizzati. C'è un'altra generazione di giovani altrettanto importante, forse anche maggiore quantitativamente, che partecipa alle centinaia di festival musicali del nostro Paese: diamole un canale di visibilità e di concretizzazione del progetto e troveremo anche una forte utenza con investimenti credo veramente irrisori, attivando contemporaneamente anche un canale web Radio Rai.
Inoltre, su questo versante non va dimenticata la necessità di fare battaglie di sensibilizzazione verso i grandi network radio e tv musicali italiani a incentivare - grazie anche a sostegni del Governo e della Siae ad esempio - la presenza di nuova musica italiana nei palinsesti se non si vuole correre il rischio di costruire un target di ascoltatori radiofonici che possa diventare rete appetibile per grandi network radio e tv globali, che trasmetteranno solo hit vecchi e nuove internazionali, come in parte sta già accadendo.
Concludo dicendo che secondo noi le risorse ci sono intorno a questo mercato, non stanno diminuendo così drasticamente - anche se il mercato del cd in caduta libera potrà forse essere rimpiazzato come fatturato solo tra qualche anno - sono però in mano a queste grandi concentrazioni; bisogna iniziare a fare in modo che anche loro paghino la quota agli autori, agli editori, ai produttori, agli artisti e agli interpreti e a tutti quei creativi che permettono loro di fare grandi affari in tutti gli altri settori grazie all'elemento MUSICA, seducente e fondamentale al tempo stesso.


Pubblicato il 08/11/2008