W Niatri
di Fabrizio Ferracane, Daniele Pilli, Michele Riondino

“W NIatri” è innanzi tutto un luogo, una frontiera, una storia. La storia di tre giovani, che scorre tra sogni, fantasie, litigi, danze, ma sempre con l’idea ingannevole e romantica della condivisione continua di una ideale “gabbia”.
Per Andrea (Fabrizio Ferracane), Mimmo (Michele Riondino) e Uccio (Daniele Pilli) non c’è intrusione che possa scalfire questo patto non scritto di vita comune.
Tutti per uno, uno per tutti. Almeno fino al momento in cui un evento, l’irruzione di una meravigliosa avventura, confusa, grande, estranea, “altra”, diventa nutrimento per una sete di vita, faticosamente espressa, che ciascuno dei tre custodisce dentro di sé. Al graduale incontro con una propria, nuova maschera, ciascuno si sentirà improvvisamente più adulto degli altri. «Quella sera, a letto, mentre mangiava pane raffermo, rannicchiato per il freddo, pensava che la solitudine di ognuno è definitiva».
Le parole prese in prestito da Adolfo Bioy Casares, segnano la materia di cui è fatta la loro frontiera. Il confronto con il crollo dei propri piccoli, immensi sogni, forse troppo più grandi di loro, fa nascere silenziosamente un rovinoso senso del segreto. Ma se “il cinema” arriva in paese, come strappare in volata il palloncino sospeso che li salverà da una giovinezza disperata? Chi ci riuscirà? Tocca correre: uno per tutti, tutti per uno? Oppure se ne salverà soltanto uno? In quella “singolare” moltitudine, in quella invincibile “triade divina”, si affaccia delicato il germoglio della prima solitudine. Questi tre individui, Uccio, Mimmo e Andrea, stanno come sospesi tra la noia di una giornata che si ripete uguale alle altre, e l’euforia per la novità che viene a interrompere la monotonia, più labile di quello che si possa pensare. Quella novità può essere l’occasione di uno svelamento, di una liberazione da un vincolo, o solo di fuga illusoria dalla propria condizione.
La loro condizione, il loro legame è forte, radicato da sempre in questo luogo che li contiene. Ma un evento esterno può contaminare il loro equilibrio?
Uccio: ”Beata la luna…..perché è lontana dalla terra”.
Andrea: ”La terra è solida”.
Mimmo: ”State attenti che senza il sole, terra e luna non valgono niente”.
Che cosa li tiene insieme? Forse un destino comune? Forse la loro impossibilità di esistere senza la presenza dell’altro?
La risposta: 1+1+1=1
Una nuova equazione che chiarisce a se stessi e a chi li guarda che in realtà tutto è relativo.
È relativo per Andrea il fatto di relazionarsi con sua nonna che lo tormenta e non gli prepara i panini tanto attesi.
È relativo per Mimmo il suo rapporto con la morte, che indossa come una maschera.
È relativo per Uccio il rimanere in disparte, idolatrare gli amici e il rinunciare al suo grande sogno per non tradire gli altri.
Siamo partiti dal Pasolini scrittore de “Il sogno di una cosa”, per arrivare al Pasolini regista de “La ricotta”. Siamo partiti dai Santi delle Processioni e siamo arrivati a Zanardi, Colasanti e Petrilli, le creature sciagurate dei fumetti di Andrea Pazienza.
Siamo partiti dall’idea di strada e lentamente siamo arrivati in questo luogo che ci ha definitivamente catturati.

Il progetto realizzato per il Napoli Teatro Festival Italia si è concretizzato in collaborazione con il Palermo Teatro Festival, sfruttando i progetti di residenza del Nuovo Montevergini, che porta così avanti l’idea di casa Teatro ospitando giovani artisti per le loro creazioni. Così come in passato ha ospitato la produzione teatrale Cani di Bancata di Emma Dante, e la sezione di Italia Wave, per la musica.

Fabrizio Ferracane
Daniele Pilli
Michele Riondino


Pubblicato il 27/05/2009