IG (Gianni Maroccolo e Ivana Gatti)
di Loredana Sparvoli

Un pomeriggio bollente, quello del 22 luglio scorso al "Flippaut Festival" di Milano.
Incontriamo Ivana Gatti e Gianni Maroccolo al termine della loro esibizione, in occasione dell’unica data live prevista per l’estate.
Un concerto di breve durata ma di conturbante bellezza. Cinque brani ad evidenziare la poliedrica personalità di IG, la sua capacità di essere ed interpretare, musica e vita, di trovarsi a proprio agio anche in questo contesto festivaliero, presentandosi in una veste essenziale, nella formazione e nei suoni, dove essenziale sta anche per essenza.


Non vi chiederò come vi siete incontrati e come è nato questo progetto, visto che questo argomento è stato sufficientemente trattato. Potreste aggiornarci sullo stato di questo work in progress, che volto sta assumendo o meglio che volto ha oggi IG?
Ivana: IG è cambiato rispetto all’inizio. Ho cominciato a scrivere due anni e mezzo fa, dietro suggerimento di Gianni, poi, strada facendo, le cose sono cambiate, le canzoni hanno assunto una forma diversa. Rispetto ad allora i pezzi che scrivo mi rappresentano di più, mi sento sempre più identificata in questo progetto.
Gianni: IG è un progetto multiforme, rappresenta Ivana al 100%, è una persona eclettica in tutto, negli eccessi, nella gioia, nei cambi di umore. Durante il primo anno e mezzo di composizione era venuta alla luce solo una parte della sua personalità, ora ne stanno venendo fuori altre. Il work in progress, felicemente, con gioia, ti rimette in gioco, un giorno pensi di aver capito una cosa ed il giorno dopo si è già altrove. Per l’ennesima volta avevamo definito l’album e ora ci stiamo di nuovo mettendo le mani, per cui sarà necessariamente diverso dalle cose fatte in precedenza. Abbiamo comunque deciso di fermarci e ad ottobre uscirà l’album che racchiude una parte (12 tracce) della grande produzione di questi due anni e mezzo di collaborazione (oltre 40 brani). L’album sarà stampato da Alabianca e distribuito dalla Warner attraverso i circuiti tradizionali.

Che cos’è IG per voi, cosa rappresenta nella vostra vita, anche a livello personale, umano
Ivana: Per me è la prima esperienza seria a livello artistico, ho fatto altri tentativi, ma non ho mai raggiunto risultati interessanti. In Gianni non ho trovato il classico produttore che impartisce istruzioni, bensì una persona con la pazienza, l’intelligenza, la sensibilità ed il fiuto artistico, che mi hanno permesso di esprimermi al meglio. Si è instaurato un rapporto di amicizia vero, pulito e di libertà assoluta e questo mi ha permesso di crescere: io compivo i miei passi e lui, dietro, a curarmi, così come si fa con i bambini. Non mi impediva di cadere, mi dava la possibilità di rialzarmi da sola, sempre sotto la sua supervisione, con la sua presenza rassicurante.
Un progetto artistico che per me è il cuore e l’anima. Un qualcosa che va al di là di ogni schema, al di là del classico rapporto di lavoro e al di là di un’amicizia di circostanza. Gianni mi ha dimostrato di essere un amico sincero.
Gianni: musicalmente per me rappresenta la chiusura di un cerchio: in passato sono stato rapito, conquistato dalla musica rock casualmente, a me è sempre piaciuta la musica elettronica e d’autore. Non rimpiango nulla di ciò che ho fatto in passato, mi sono trovato bene in ogni esperienza, però non mi sono mai ritenuto un musicista a senso unico, di genere, mi è sempre piaciuto sperimentare e in questo momento della mia carriera ho sentito la necessità vitale di riconfrontarmi con la canzone d’autore, con quegli aspetti musicali puri della composizione e della sperimentazione che nella musica rock hanno un ruolo più limitato. L’incontro con Ivana è stato la ciliegina sulla torta. All’inizio doveva essere un rapporto di produttore – artista. Poi mi ci sono trovato talmente bene, artisticamente e musicalmente, da diventare, con un processo assolutamente naturale, un progetto comune: il discorso della libertà espressiva prima esposto da Ivana, è anche rovesciato, tant’è che il lavoro di arrangiamento ed ambientazione da me effettuato, sembra davvero frutto del lavoro della stessa persona. Tempo fa dissi che se io dovessi cantare e scrivere musiche, vorrei raccontare le storie che scrive Ivana e cantarle con la sua voce. Lei scrive canzoni che sono mie, nelle quali mi trovo a mio agio. All’inizio ci siamo annusati, anche con diffidenza, ci siamo confrontati quando era necessario farlo, finché, in modo naturale, ci siamo resi conto che non si trattava del classico rapporto produttore – artista, ma di un progetto comune, un qualcosa da scoprire e che stiamo tutt’ora scoprendo.
Nel frattempo è nato anche un bel rapporto umano, cosa che succede di rado, poiché terminata la convivenza legata ad un certo progetto artistico, ognuno torna alla sua vita. In questo caso invece c’è una continuità di lavoro, una costante che mi vede impegnato ogni giorno, non solo in occasione di tour o dischi .

Lo scorso novembre ho assistito al live di Faenza e la vostra esibizione mi ha incantata. Ero sorpresa della vostra partecipazione al Flippaut, visto che la vostra musica a mio parere ha bisogno di uno spazio intimo per poter essere colta a pieno in tutte le sue molteplici sfumature, uno spazio molto diverso da quello di un festival. Ero curiosa quindi di vedere come avreste impostato questo spettacolo e sono rimasta piacevolmente sorpresa dalla vostra capacità di trasformazione.
Ivana: è come sfogliare un libro di Fiabe. Ogni volta è un’esperienza diversa.
Abbiamo fatto un concerto live nello studio di Radio Classica, che richiedeva una certa impostazione musicale e una formazione adeguata, qui al Flippaut è un contesto completamente diverso, il concerto di Faenza, un altro ancora. I pezzi sono gli stessi ma cambiano di abito.
Gianni: per fortuna, nessuno che conosca IG riesce a darne una definizione, chi parla di musica elettronica, chi di canzone d’autore, chi di influenze anni ottanta, ma in definitiva nessuna che lo caratterizzi. Credo sia importante vivere questa esperienza con tranquillità, con un atteggiamento easy, senza crearsi paraocchi di nessun genere. Quando ho cominciato a suonare, anche in Italia la musica era concepita in questo modo, poi tutto si è diviso per generi, per settori. Questo progetto, con umiltà, prova ad andare al di la di questo. Proprio per volontà caratteriale dei suoi protagonisti. Ciò che molti musicisti fanno una volta ogni tanto, solo in occasione di collaborazioni parallele dove è possibile sperimentare, fra di noi avviene continuamente.

Il 28 aprile ho assistito nell’ambito della manifestazione “Corto in Bra” ad una vostra particolare performance, insieme ai Marlene Kuntz, nella quale avete eseguito dal vivo il commento musicale alle immagini di due film del cinema muto, con suoni puramente sperimentali. Mi è parso che ci fosse una buona parte di improvvisazione
Ivana: era tutta improvvisazione, il giorno stesso abbiamo visto i due film ed abbiamo fatto delle prove, ma poco dopo ci si dimenticava completamente di quanto eseguito
Gianni: è stata una scelta, in passato ho già fatto cose simili ed erano sempre state preparate a monte, facendo le prove, sincronizzando le note con le vicende rappresentate. In questo caso invece, un po’ perché i Marlene hanno questo spirito di “sporare”, un po’ perché si è creata un’ottima sintonia fra le persone, abbiamo provato a rischiare, facendo sperimentazione pura.

Devo dire che il risultato è stato sorprendente visto che la musica seguiva passo passo le vicende rappresentate, dai suoni più sensuali e romantici della prima pellicola a quelli più taglienti ed industriali della seconda, con la voce di Ivana ad integrarvisi perfettamente. Avete mai pensato di ripetere esperienze simili, o di creare musica per il teatro?
Gianni: molto probabilmente ripeteremo l’esperienza insieme ai Marlene il prossimo inverno. Per quanto riguarda IG, credo che accadrà in modo naturale. La cosa che mi piace maggiormente di Ivana, senza nulla togliere alla sua bella voce, al canto, è l’aspetto musicale puro, la composizione. Lei ha un background classico, contaminato dalle musiche che hanno segnato il suo percorso e l’aspetto che più mi stimola lavorando con Ivana è il fatto di avere continuamente musica. Molte delle sue melodie sono composte principalmente su pianoforte e solo successivamente trasformate in voce. Nella loro versione strumentale, sono molto oniriche, da colonna sonora, ciò ci porterà sicuramente a percorrere anche questa strada.

Tu Gianni hai dichiarato più volte che, per quanto riguarda il livello musicale medio attuale, stiamo toccando il fondo e quando ciò sarà successo, non si potrà che risalire e confidi nel ruolo delle avanguardie per creare un movimento di rottura simile a quello che ci fu tra la fine degli anni settanta ed i primi anni ottanta. Vedi già dei segnali in questo senso?
Gianni: i segnali ci sono, ma per ora solo allo stato embrionale, dalla musica che ascolto nei demo, alle varie rassegne, anche quelle poco blasonate. Se si ha a disposizione qualche ora, su internet si trova della musica meravigliosa, artisti sconosciuti, di ogni nazionalità. Alla fine degli anni settanta le avanguardie trovarono terreno fertile perché insieme alla musica nacquero anche le radio private, i locali. Il problema è che oggi queste strutture, sia a livello indipendente, sia a livello meno indipendente, ragionano come le multinazionali, ovvero capacità di rischiare poca. A differenza di quando ho iniziato io, oggi è difficile suonare in un locale se non si ha all’attivo un disco, una recensione su certi giornali musicali o il video sui network musicali.
Ivana: vi è anche un altro aspetto: credo che le persone vadano rieducate alla musica. In definitiva esse seguono ciò che viene loro proposto, è il mercato che decide per loro conto, sarebbe sicuramente diverso se avessero possibilità di scelta, se potessero ascoltare altro. Ci vorrebbero delle figure di riferimento, dei portavoce che facciano fluire l’energia verso le persone, fino a farla esplodere.
Gianni: gli adolescenti di oggi sono martellati da tv e radio che offrono solo un certo tipo di musica e si abituano così al fatto che la musica sia quella, non si pongono neppure il problema che ci possa essere altro. Bisognerebbe creare un minimo di tendenza che possa dar voce al sommerso.

Si parlava prima del volto di IG. Pensando a IG immagino un volto, dai lineamenti dapprima poco marcati, che poco a poco assume contorni più netti, rimanendo però un volto in movimento, che viene man mano plasmato dalle cose della vita, quelle descritte nei testi di Ivana. In primo luogo l’amore. Che cos’è per te l’amore Ivana?
Ivana: in questo momento della mia vita, lo identifico nell’amore universale, amore per le cose che faccio, per le persone con cui ho a che fare. Oggi le persone sono cambiate, ci sono dei principi morali molto diversi rispetto a qualche anno fa ed io non credo più nel classico rapporto di coppia fine a se stesso, volto a creare una famiglia. Non è più una favola, così come poteva esserlo un tempo, quando veniva idealizzato. Io vorrei fosse un arcobaleno, dai mille colori, che tutti possano vedere e non uno spazio chiuso entro le mura domestiche. Spesso, nel rapporto a due, si costruisce un castello, nel quale rifugiarsi dai presunti pericoli del mondo esterno. Credo che le persone non siano fatte per vivere in coppia, noi nasciamo soli e moriamo soli. Strada facendo ci si può incontrare, condividere dei passaggi della vita. Non voglio mettere in discussione il valore della famiglia, penso semplicemente che non ci si debba chiudere alla vita.

La stessa domanda anche per te Gianni, visto che hai sempre sostenuto che senti i testi di Ivana affini alla tua sensibilità
Gianni: l’amore è qualcosa che va al di la di ogni definizione, per quanto si sia cercato di ingabbiare questo particolare stato emotivo. Esso è esternabile in centomila forme. Questo vale anche per tutte le cose. Uno dei principali problemi di noi esseri umani è che ci si auto imprigiona in un genere, una moda, uno stile di vita, un ruolo che ci si attribuisce o che altri hanno scelto per noi. Ad esempio il sesso, chi dice che esistano solo due sessi e non invece 6 o 7? Sono d’accordo con quanto affermato da Ivana, poiché l’amore va vissuto senza pregiudizi e condizionamenti di sorta. L’amore è anche dare, senza la pretesa di ricevere in cambio quanto dato.

Un’altra dimensione presente nei tuoi testi Ivana è quella spirituale, divina, vuoi parlarcene?
Ivana: Dall’età di 21 anni sono attirata da questa dimensione. Stranamente, proprio ascoltando musica, quella di Franco Battiato, sono stata incuriosita da ciò di cui lui parlava nei suoi testi, il Chakra, Kundalini ed ho così iniziato a fare dei corsi sull’argomento, corsi dai quali sono però uscita piuttosto insoddisfatta, vista la loro superficialità nell’approccio. In questi anni di ricerca, ho trovato poi, finalmente, una persona veramente preparata, con una cultura a 360°. Ho iniziato così a vedere la spiritualità da un’altra prospettiva, che non è quella improntata sul timore di Dio e tanto meno sul fanatismo religioso che dà origine al fenomeno delle sette.
Questa persona mi ha portata alla cognizione di aspetti della spiritualità molto più profondi di quelli da me appresi sino ad allora. Sono cresciuta in una famiglia non particolarmente religiosa e a 20 anni, di mia iniziativa, ho fatto la prima comunione e la cresima, poiché so che c’è un Dio. Non mi sono però fermata a questo. Ho continuato la mia ricerca anche al di la delle delucidazioni fornite dai sacerdoti, i quali spesso non hanno la conoscenza necessaria per fornire risposte. Ho scoperto così un mondo nuovo, che mi accompagna e che mi da serenità, perché mi rendo conto che c’è un sistema che dirige le cose dall’alto, che c’è un destino per ognuno di noi. Di conseguenza, cerco di vivere la mia vita come un gioco, impegnandomi certamente per le cose a cui tengo, attribuendo loro però la giusta importanza. Allo stesso modo faccio fluire anche le cose negative che accadono nella mia vita, le accetto così come sono, con la convinzione che da quell’esperienza io debba capire qualcos’altro. Io arrivo da una lunga gavetta e non è stato affatto facile. Le delusioni avute in questi anni (spesso ho mangiato pane e acidità) mi hanno insegnato molto. Prima ero una persona con un certo approccio nei confronti delle cose e delle persone e, di conseguenza, non potevo che ottenere di ritorno le stesse cose. In fondo noi siamo il prodotto delle nostre azioni. C’è sempre un motivo per tutto ciò che accade. La mia è una ricerca basata non sul trascendentale ma sull’analisi, su di una logica lucida e coscienziosa.
Gianni: Ivana è arrivata, o meglio sta arrivando, a questa consapevolezza attraverso un percorso di ricerca basato su cose concrete, palpabili e non su dottrine, regole, tabù. Io invece sono partito da qui ed ho fatto il percorso inverso. Ho trascorso buona parte della mia infanzia tra parrocchia e canti di chiesa. Questo ha contribuito ad ammorbidirmi, per certi versi, in effetti da piccolo ero piuttosto taciturno ed introverso.
Crescendo ho privilegiato un’altra via, mi sono interessato allo studio delle diverse religioni, per approfondire le mie conoscenze in merito ed ho deciso poi di ragionare molto in basso: mi sono fermato alla vita di Gesù Cristo, con lo stesso approccio di un comunista alle prese con la vita di Enrico Berlinguer. Per me i pensieri e le azioni di Gesù Cristo rappresentano un punto di riferimento, in modo però assolutamente laico. Così come il vivere senza aspettarsi nulla dalla vita e dalle persone, poiché se una cosa deve arrivare, allora arriva, se ciò non accade, significa che è più giusto così.

Si è spesso parlato di IG come di un’entità che contiene in se l’aspetto maschile e quello femminile che è presente in voi, come in ogni persona. Mi piacerebbe approfondire il concetto di femminilità, che a mio parere non è poi così scontato. E’ possibile ricondurre alla femminilità un insieme di valori, è essa stessa un valore, oppure un modo di essere o ancora d'apparire?
Ivana: innanzitutto noi donne portiamo in noi il dono della vita. Poi mi piacciono le donne che siano femmine, non amo quelle donne che offendono la propria femminilità. E’ inutile portare degli abiti che non siano i nostri. Perché non rendere evidente questo valore aggiunto che abbiamo e che purtroppo si è andato perdendo nel tempo. Nella società attuale la donna si è conquistata molto spazio, giustamente. Ha però perso, forse, parte della sua essenza e questo mi dispiace. Ogni donna è bella, indipendentemente dall’aspetto fisico. Mi piace l’idea che ognuna possa avere consapevolezza della propria femminilità e mostrarla, senza nascondersi dietro un’immagine frustrata. Mi spiace vedere molte donne che rinunciano alla propria natura e si buttano via. In ogni persona esiste una parte maschile ed una femminile. Cominciamo con il coltivare la nostra.
Gianni: questo è un altro degli aspetti che mi piace di questo progetto. E’ la prima volta che collaboro artisticamente, in maniera così stretta, con una donna. Ha un universo tutto suo ed è molto stimolante, dal punto di vista dei pensieri e dell’emotività. Ancora oggi, dopo due anni e mezzo di collaborazione, continuiamo a stupirci e a scoprire cose nuove l’uno dell’altra.

Il bello è proprio questo, ovvero mettere a confronto questi due mondi così diversi
Gianni: non è affatto scontato nel nostro ambiente, è molto difficile, vi può essere una discreta convivenza artistica, ma sempre problematica. Questa invece è ricca ed interessante ed è motivo in più di stimolo. ...e questa ricchezza di “pensieri ed emotività”, è sicuramente percettibile nel risultato finale.
Mente e anima, maschile e femminile e aggiungerei, rubando la citazione a Marianne Faithful, innocenza ed esperienza. Dimensioni apparentemente opposte, che convivono armoniosamente nel corpo di IG.


Pubblicato il 22/07/2006