A Toys Orchestra
di Francesco Pizzinelli

Madonna dell'Albero (RA), 7 Aprile 2007 "Bronson", a fine concerto Il concerto è terminato da circa mezz’ ora: Ilaria, (tastiere, voce, basso ,chitarra, synth...) degli A Toys Orchestra, lascia per un po’ le incombenze (leggi: smontare e sistemare) agli altri e mi segue nel piccolo bar che affianca il Charles Bronson di Ravenna.

Allora, innanzitutto grazie per la disponibilità: come ti pare sia andato il concerto di stasera?
Mah, in realtà lo chiedo io a te. Dal palco non si capiva granché, abbiamo avuto molti problemi tecnici, inneschi nei microfoni: abbiamo dovuto ridimensionare il live.

Ti dirò, a me è sembrato un buon concerto, anche la risposta del pubblico è stata notevole (e al Bronson non è così comune, anzi); come stanno andando le prime date per la promozione di “Technicolor Dreams”?
Per ora bene, anche se ne abbiamo fatte pochissime: sicuramente quando saliamo al Nord abbiamo più difficoltà, il pubblico che viene a sentirci è minore, mentre le date al Sud sono sempre molto piene.

Questo perché al Sud giocate “in casa” o per una differenza di mentalità?
Mah, sicuramente il fatto di essere meridionali aiuta, ma il punto è che, essendoci molte meno strutture, i live sono vissuti come un evento, e sono sempre molto affollati. Al Nord ci sono tantissime opportunità in piu’ per esibirsi, non c’ è paragone.

Cosa fanno i Toys Orchestra nella vita? Avete tutti altri lavori o riuscite a dedicarvi a tempo pieno al gruppo?
Diciamo che ci troviamo dei lavori saltuari nei periodi in cui non siamo in Tour, dai quali poi ci licenziamo regolarmente quando si inizia a suonare...

Beh, immagino che questo possa comportare delle problematiche, anche dal punto di vista squisitamente economico...
Si certo, ci sono dei periodi non facilissimi, ma poi la passione per la musica è più forte di tutto. Devo dire che anche il supporto di Urtovox da questo punto di vista è importante.

...Grazie per l’assist: voi siete stati per diverso tempo con la Fridge mentre ora incidete, appunto, per Urtovox. C’è differenza? Voglio dire, Urtovox è, pur rimanendo una indipendente, una delle etichette di riferimento del settore.
In effetti sì, con Fridge (con la quale ci siamo comunque trovati bene) c’ era un modo di lavorare molto incentrato su partecipazione a compilations, a Festival ecc. Urtovox è un‘etichetta che sta 24 ore su 24 dietro ai suoi gruppi; noi per molto tempo abbiamo fatto base a casa di Paolo (Paolo Naselli Flores, Deus ex Machina di Urtovox n.d.r.), che ora è anche in Tour con noi, ci segue sempre.

...Quindi un rapporto anche molto umano...
Sì, io sento altri gruppi che si lamentano del fatto che con i loro discografici c’è un rapporto freddo, distaccato: questo dipende spesso dal fatto che per i proprietari di queste labels si tratta di un’attività secondaria, che viene cucita nel tempo che lascia il loro lavoro principale.

Certo, oppure questa freddezza di cui parli si può trovare, di contro, anche in una realtà notevolmente grande, in una Major per esempio?
Si, lì ti dicono veramente come devi fare le canzoni, quanto devono durare, di cosa devono parlare…Che se le facessero da soli allora!

Però è anche vero che una Major offre una grande esposizione mediatica: se vi venisse offerto di entrarvi, come reagireste?
Beh noi con Urtovox ci troviamo molto bene, sarebbe come togliere un elemento del gruppo, lui per primo non ci lascerebbe andare...

...Ok, ma metti che la scelta sia solo vostra, che scade il contratto e contemporaneamente si fa viva, che so, la EMI: vi trovate tra due scelte, quale prendete? Restate o andate?
Ma no vedi, non è proprio possibile, Urtovox rimarrebbe comunque parte del progetto, non è divisibile.

Ok mi arrendo! Riguardo invece alle nuove frontiere della digitalizzazione, come vi ponete? Siete favorevoli o contrari alla distribuzione on line dei vostri dischi?
Credo che essere contrari obiettivamente non abbia molto senso, sarebbe come lamentarsi che non ci sono più i vinili o le audiocassette. Il progresso va avanti e la musica lo segue, direi che più sono i modi in cui la nostra musica viene veicolata e meglio è.

Sono d’ accordo.
Com’ è stata l ‘esperienza con Dustin O’ Halloran? Come siete venuti in contatto con lui?

Beh, noi siamo tutti grandi fans dei Devics, così, quando ci siamo seduti a tavola e abbiamo deciso che era ora di fare un disco nuovo, abbiamo pensato che lui (anche alla luce dei suoi lavori solisti) avrebe potuto darci il suono che cercavamo; sembrava un sogno, e invece Urtovox l’ha contattato dopo venti minuti!

Voi fate parte della cosiddetta “scena indipendente” italiana: in effetti si sta forse abusando di questo suffisso “indie”, ormai si trova davanti a tutto. Secondo te cosa significa essere un gruppo “indipendente”?
(Ci pensa) E’ una domanda difficile, sicuramente in partenza ha significato non scrivere musica conformemente a certi canoni mainstream...

...Che sarebbero?
Mah, in realtà è un concetto che varia di nazione in nazione: in Inghilterra è considerato mainstream Bowie...

...Assolutamente…Ora ti lascio perché vedo che gli altri Toys ti reclamano...
Eh sì, devo ancora finire di smontare tutto...Siamo in partenza perché domani siamo a Benevento, a casa finalmente!


Pubblicato il 07/04/2007