Le Man Avec Les Lunettes
di Francesco Pizzinelli

Milano Marittima (RA), 25 Maggio 2007 E’ da poco terminato il concerto acustico al Loco’s Quad di Milano Marittima, piccolo locale a poche centinaia di metri dal lungomare; il pubblico non è numerosissimo ma partecipe, anche se la maggioranza della gente rimane fuori a godersi il fresco (siamo in riviera dopotutto).
Ci allontaniamo qualche metro, i “lunetti” di persona sono gentili anche più di quanto lo erano sembrati attraverso i contatti on line; ci sediamo in una panchina, a poca distanza da noi la presenza dello storico “Pineta” rende la situazione vagamente surreale. Accendo il registratore…

Carino il live acustico, complimenti...
Grazie! In realtà però ci siamo abbastanza stancati di questa dimensione acustica, non vediamo l’ora di provare con il resto della band.

Però siete solo voi due i componenti del gruppo?
Si, diciamo che nei concerti coinvolgiamo amici musicisti, tecnicamente molto più preparati di noi!

Siete uno dei gruppi rivelazione degli ultimi mesi in ambito indie, di voi si parla spessissimo e sempre positivamente: com’è il riscontro in sede di concerto? Come reagisce il pubblico?
Devo dire piuttosto bene: ultimamente effettivamente stiamo facendo un numero di date notevole, questo grazie all’aiuto di Paolo di Homesleep che cura il nostro booking, siamo reduci da una quarantina di date, praticamente ogni week end siamo in giro a suonare.

...Non eravate abituati…
No guarda, prima avremo fatto al massimo cinquanta date in due anni.

Ho notato che avete una certa predilezione per la veicolazione della vostra musica in formati “non ortodossi”, dalla cassetta al tre pollici e così via: possiamo chiamarlo “feticismo”?
Assolutamente si, allo stato puro!Sia per i materiali che per i formati, anche se è ovviamente molto più dispendioso per le nostre tasche!

Le vostre tasche? Pagate personalmente la produzione dei vostri dischi? Non se ne occupa la My Honey, la vostra etichetta?
Beh, l’etichetta un po’ finanzia ma in pratica si tratta di una cosa in famiglia. La My Honey è nata praticamente con noi, nel 2004.

In effetti voi siete in giro da relativamente poco tempo, però avete già raggiunto dei buoni risultati: c’è interesse ora nei vostri confronti da parte di etichette più importanti?
In effetti qualche contatto c’è, però per il momento pensiamo solo a suonare e promuovere questo disco, poi si vedrà: abbiamo 4/5 pezzi nuovi registrati al 70%

Dove effettuate le registrazioni?
Fondamentalmente in due studi, uno molto casalingo e un altro più professionale, di proprietà di un amico, dove cerchiamo di mettere ordine ai “pasticci” che tiriamo fuori dall’altro.

Quindi l’indole “da cameretta” che viene sempre tirata in ballo quando si parla di voi è vera fino ad un certo punto?
Beh, diciamo che è vera soprattutto per quanto riguarda il primo mini che abbiamo prodotto, registrato con un microfono trovato allegato ad una rivista e con una scheda audio vecchissima, assolutamente senza criterio; successivamente però si è sempre cercato di registrare in studio.

Cambiamo argomento: com’è la situazione musicale dalle vostre parti, nel bresciano?
Diciamo che c’è soprattutto un locale che fa una programmazione interessante, stanno nascendo posti nuovi ultimamente nella zona del Garda che collaborano anche con la My Honey, però fondamentalmente non c’è questa gran scena.

A proposito, spesso si dice che fondamentalmente in Italia continua a non esserci una scena musicale vera e propria; gruppi come i Verdena ultimamente sono stati abbastanza negativi a riguardo. Cosa ne pensate?
Non so se sia corretto o meno parlare di scena, non penso sia necessario definirla con uno o con l’altro termine: sicuramente ci sono un sacco di realtà, e una buona percentuale produce musica a mio avviso di ottima qualità, come gli Annie Hall, Amycanbe, Settlefish.

Anche alla luce della vostra indole “feticista” verso i supporti fisici, il vostro parere sulla possibilità di distribuire la musica a livello digitale.
Purtroppo in effetti il supporto fisico è in crisi; noi ancora non siamo distribuiti on line, anche se abbiamo dei contatti a riguardo, e penso che sarà il futuro, tutto sommato un bel futuro, per le band e per le etichette che avranno molte opportunità in più di farsi conoscere. Ciò non toglie che noi continueremo a produrre sette pollici pur essendo distribuiti in digitale, il pubblico “feticista” continuerà ad esserci sempre!

Se il successo dovesse aumentare sareste disposti a fare della musica la vostra professione?
Mah guarda, non saprei, perché per ora è davvero solo un hobby, una valvola di sfogo; sicuramente suonare e vivere di questo sarebbe bello.

Per ora di cosa vi occupate al di là della musica?
Siamo entrambi all’interno del mondo dell’Università, chi come laureando e chi, come Alessandro, vi lavora all’interno.

Un’ultima cosa: la decisione di cantare in inglese a cosa è dovuta?
Beh, diciamo che scrivere in inglese ci riesce molto più semplice

Mai pensato di scrivere qualcosa in italiano?
In realtà c’è già: all’interno di una cassetta che abbiamo prodotto c’è una canzone cantata in italiano, ma ripete sempre solo tre parole: “maglioni e tarme”!


Pubblicato il 25/05/2007