Le Luci Della Centrale Elettrica
di Ruggero Trast

Una volta, c’erano i cavi curvi per via della distanza ridotta tra i pali della luce e il grembo luminoso della corrente a bucare il buio e la noia, che nel mondo delle idee sono la forma della città che sta sotto il livello del mare e che lì rimane. Ora ci sono un disco bellissimo, “Canzoni da Spiaggia deturpata”, una costante tortura imposta alle corde vocali e uno tsunami (che, vista la stagione, è più appropriato di ‘valanga’) di date estive in giro per l’Italia, con e senza Giorgio Canali alla chitarra elettrica, che, evidentemente, ‘questa non se la voleva proprio perdere’…
E’ un universo rarefatto che si sostiene su un sistema di suggestioni post industriali e post parrocchiali decomposte, quello che Le Luci della Centrale Elettrica, noto a mamma e papà come Vasco Brondi, riversa nei propri testi, rendendolo personaggio unico, minimalista per costruzione melodica e iper-realista lirico per uso sintattico e immaginario evocato, nel panorama della nuova canzone d’autore italiana. Ferrarese di nascita, milanese di asmatica adozione, la voce che funziona come un antinebbia potentissimo lacera l’oscurità dei dubbi e proietta il suo marchio, come un Batman dello zuccherificio, su quello che chiameremo, per amore di verità e attinenza ai fatti…Corpus della Centrale Elettrica: dai resti del catino a ciò che rimane nel lavandino…

Nel tuo blog, che è in un certo senso protesi virtuale e complemento di follia del disco, c'è un buco tra il 17 dicembre 2007 e il 30 marzo 2008...Hai avuto molto da fare?
Le cose sul blog sono scritte di getto, di fretta e di furia e con un certo mal di pancia che ogni tanto mi lascia in pace. In quel periodo il cd era finito e inscatolato, anche se sarebbe uscito un paio di mesi dopo. Per me incominciava qualcos'altro e un periodo della mia vita era stato come metabolizzato e registrato. Onestamente sono tre mesi di cui non mi ricordo quasi niente, se non delle riflessioni inutili e lunghissime guardando il soffitto.

In un certo senso, l'universo che racconti, le suggestioni post industriali/post parrocchiali e alcune scene da te evocate, mi fanno pensare ad Andrea Pazienza. Non so perché…Ma se dovessi immaginarti come un fumetto, penso che saresti uno di quei personaggi dei quali, in lontananza, alla fine, o all'inizio, di una lunga fila si riconosce solo la sagoma mentre, a chiare lettere, viene 'urlata' la voce. Sei d'accordo?
Più che altro sono lusingato. Pazienza e le sue storie sono sicuramente tra le cose che mi hanno maggiormente ispirato. A volte molto più delle influenze musicali, anche se non mi sembra si veda così tanto. Lui riusciva ad essere allegro e struggente. Io più che altro credo di essere involontariamente struggente. Poi sì, io sono un’ombra disegnata male che urla delle parole, sono molto d'accordo. Questo progetto non ha il mio nome anche perché parla di guardarsi attorno: io non sono fondamentale.

I primi nomi che vengono in mente ascoltando quello che fai sono CCCP e Rino Gaetano. Quanto è vero e cosa manca al mosaico?
Anche stavolta ti ringrazio dei paragoni. li ho ascoltati molto entrambi, come ho ascoltato quasi tutti i cantautori italiani, in particolare De Andrè, De Gregori, Claudio Lolli e i gruppi punk italiani degli anni Ottanta.

Su cosa puntano le luci della centrale elettrica e cosa dà loro l'energia? Sembrano generare una potenza nucleare e allo stesso tempo essere mosse a pedali.
Il loro motore propulsivo sono l'insofferenza e le conversazioni dei miei amici. Pensavo di aver fatto una cosa che descrivesse una porzione piccolissima di realtà e che coinvolgesse un ristretto gruppo di persone con una dubbia moralità. Invece adesso c'è un sacco di gente che afferma di ritrovarsi nei miei testi.

Ferrara è una città contraddittoria. Uno di quei microcosmi in cui la nebbia sembra coprire le cose più scabrose per lasciare alla vista solo gli aspetti più 'esteticamente' apprezzabili…Si può dire che, in un certo senso, tu hai portato alla luce il lato 'meno ciclabile' di Ferrara?
Ferrara è una città strana e straniante, dove a volte i problemi sembrano irrisolvibili. Poi prendi un treno, vai a Bologna o a Venezia, magari ci resti due giorni e si dissipano le questioni. Forse vale per qualunque cittadina in cui uno è cresciuto. Quando scrivevo i pezzi non mi rendevo conto di descrivere Ferrara. Pensavo di parlare in generale e forse un po' è così perché l'Italia è piena di città così. Forse davvero ho descritto il lato meno ciclabile, quello che ho vissuto più assiduamente e che in un certo senso poi mi ha costretto ad andarmene. Ma felice e contento.

Sabato 21 giugno hai aperto la 13esima edizione di Ferrara sotto le stelle. E' abbastanza buffo, perché hai dipinto un ritratto decadente di Ferrara e ti sei ritrovato inserito in uno degli eventi più 'illuminati' che hanno come teatro la tua città. In un certo senso è una battaglia di poetiche applicate a Ferrara.
L'unica battaglia è quella contro il degrado mentale dei cittadini che vedono il degrado ovunque, dai nordafricani in bicicletta ai ragazzi seduti sui gradini, fino ai bar che mettono musica. Mentre è solo nella loro testa, nella loro ignoranza e nella loro infelicità, il degrado. Per quanto riguarda la mia partecipazione, non è strano solo perché anche gli organizzatori di questa rassegna sono ragazzi o diciamo post-ragazzi che credo abbiano vissuto e ucciso Ferrara. Ci hanno lottato, studiato, costruito delle cose con sbattimenti e fatiche e anche amore per la musica e per un po' di gente che ci abita. Il crollo di Ferrara, in continua caduta libera dai fasti degli estensi, lo conoscono molto meglio e più dettagliatamente di me. Sono veramente lusingato che mi abbiano chiamato.

Il cartellone di Ferrara sotto le stelle è sempre molto 'lucido': riesce a riunire qualità e popolarità. Cosa pensi della proposta di quest'anno?
Penso che sia ottima come ogni anno, attenta a rappresentare ogni genere e ogni attitudine musicale che c'è in giro. È un peccato che Paolo Conte, che doveva essere ospite della rassegna, abbia all'ultimo momento annullato tutte le date italiane. Un cantautore così sarebbe stato magnifico in piazza Castello.

Giorgio Canali ha detto di te: "è la cosa più interessante che ho sentito negli ultimi dieci anni in su'". Che effetto fa sentirsi così apprezzati da un mostro sacro come l'ex CSI?
E’ abbastanza inverosimile come cosa. Anche perché io lo seguivo tantissimo prima di conoscerlo personalmente, andavo a vedere i suoi concerti un po' ovunque, sia coi PGR che con Rossofuoco. Registrare il disco con la sua produzione artistica è una delle cose più belle e incredibili che potessero succedermi.

Poi alla fine tutto sembra tornare. "Canzoni da spiaggia deturpata" è uscito per La Tempesta, l'etichetta dei Tre Allegri Ragazzi Morti, che schiera tra le proprie fila anche Moltheni e Giorgio Canali, due dei personaggi fondamentali nella tua 'ascesa'. La copertina porta la firma di Gipi, uno dei tuoi fumettisti preferiti...Cosa vuoi di più?
Esattamente a gennaio dell'anno scorso ho registrato in due giorni un demo da duecento euro cantato e suonato con il giubbino addosso perché nel container faceva freddo. Poi, poco dopo, ho incontrato Moltheni alla Feltrinelli a Bologna e gli ho propinato il mio cd. Lui, dopo due giorni, mi ha scritto che gli era piaciuto e che, se volevo, potevo cominciare ad aprire i suoi concerti. In un certo senso, Moltheni ha iniziato a credere in me prima ancora che ci credessi io. Non finirò mai di ringraziarlo. E’ una persona straordinaria e ha scritto un disco come “Fiducia nel nulla migliore”, che è stato una delle scintille che ha acceso le luci della centrale elettrica.
Quindi, se ci pensi, è fantastico! Il mio è un disco fatto praticamente tra amici ed eroi della mia adolescenza, registrato al Natural HeadQuarter di Ferrara, dove vado a suonare da quando ho quindici anni. E ha già venduto tremila copie in poco più di un mese, copertine sulle riviste, video in rotazione sui maggiori canali musicali e si trova ad essere allo stesso livello di vendite, se non superiore, a quelli usciti per le grandi case discografiche commerciali. È incredibile.

Nel bilancio degli ultimi mesi, ci sono il disco, i concerti e la copertina di Blow Up. Nei prossimi, circa due date a settimana fino a Settembre. Si dice che tu stia scrivendo un libro. E i brani del nuovo disco. Che sarà molto diverso.
Per tutta l'estate sarò in giro a fare concerti, spesso accompagnato da Giorgio Canali alla chitarra elettrica, anche tre-quattro date a settimana fino a settembre. Poi bisognerebbe avere almeno tre cuori: uno per le canzoni, uno per le cose che scrivo, uno per le persone che ho attorno. Sto confusamente dedicandomi a tutto questo contemporaneamente.

E ora una domanda completamente inutile: ne "La gigantesca scritta Coop" urli Come back september!. Citi consapevolmente gli Ex-Otago?
Sì, guarda è una storia assurda. Lì ho visti almeno 5-6 anni fa in occasione della rassegna Musica nelle valli. Non li conoscevo per niente, ho visto questo concerto e il cantante che a un certo punto si è buttato sul pubblico e ha cominciato ad urlare quella frase. Che mi è rimasta dentro per anni. Ed era una frase che mi dicevo spesso con un mio amico, con cui poi è finita male, e ci siamo persi. Quando ho composto La gigantesca scritta coop, mi è tornata in mente. Non credevo neanche più che quel gruppo esistesse, non mi ricordavo neanche come si chiamassero e oltretutto non credevo neanche che mai quella canzone sarebbe uscita da camera mia. “In canzoni da spiaggia deturpata”, ho dovuto metterli nei ringraziamenti scrivendo che li avevo derubati.


Pubblicato il 27/06/2008