Giorgio Canali & Le Luci Della Centrale Elettrica
di Sara Bracco

Tra le pieghe del live Torinese dello Spazio211 de “Le Luci Della Centrale Elettrica con Giorgio Canali”: un‘intervista doppia pre-concerto, un ritratto inciso e personale tra testi, musica e pensieri dei due carismatici artisti, Giorgio Canali e Vasco Brondi.

Giorgio che cosa ti ha spinto a scegliere di produrre Vasco Brondi? Ti sei rivisto o ti identifichi in qualche modo nel suo comporre? E se sì, in che modo?
Vasco è un gran ladro come ha rubato nella vita, ha rubato nella musica!! [ride]. Mi ci riconosco completamente, non c’è in fondo tanta differenza tra il 2008 e il 1978, rivivo e sento ancora l’odore di quando vivevo quella vita come nel film di Pazienza.

Da fan di Giorgio Canali a stretto collaboratore come lo immaginavi come persona e come musicista? Come ha influito e ti sta influenzando questa collaborazione sia a livello compositivo che personale?
Ho sempre seguito molto Giorgio Canali in ogni suo progetto. Incontrandolo dopo il primo approccio un po’ reverenziale l’atmosfera si è subito rilassata ed ora è un bellissimo rapporto, mi piace parlare con lui di altro oltre l’aspetto puramente collaborativo. Lui mi ha influenzato molto sia prima che dopo, anche i miei pezzi li ho rivisti spesso con lui, li rimetto in discussione. Sai, da quando lo vedevo sul palco a quando l’ho conosciuto l’ho ritrovato uguale, uguale a come l’immaginavo; non si pone come un maestro. Sì, ci siamo trovati subito.

Un disco, un libro e un film che hanno segnato la vostra crescita personale e, perché no, anche produttiva?
Giorgio: tanti e nessuno, forse “Street Hassle” di Lou Reed mi ha influenzato molto, ho rubato molti movimenti della sua chitarra da quel disco. Un fim, forse “Il grande Lebowski” dei Fratelli Coen o “Brazil”, in fondo non è passato tanto dal 1984, il 1984 è adesso! Un libro forse “I firori blu” di Queneau. Vasco: qualsiasi cosa dei CCCP; invece come libro “Altri libertini”. Un film , “Ecce Bombo”.

Dal febbraio del 2007 in cui è uscito il tuo demo”Le luci della centrale elettrica” al premio Tenco come migliore opera prima, al recente premio come Rivelazione indie-rock dell'anno al M.E.I. Di Faenza i tempi sono stati brevi ; come stai vivendo questo tuo periodo storico a dir poco entusiasmante?
Se nessuno me lo chiedesse non me ne accorgerei neppure, la vivo bene, è stato un passaggio graduale, non mi ha né stravolto né sconvolto la vita, sinceramente mi sconvolge di più l’idea di una vita sedentaria!

A 20 anni che cosa ascoltavate e a 60 che cosa vorreste ascoltare o riascoltare?
Giorgio: ascoltavo le stesse cose che ascolto adesso: Joy Division, punk…Tra un anno, a 60 [ride], vorrei ascoltare qualcosa che mi emozionasse come la musica che faccio, mi deve dare un’emozione quasi come un rapporto sessuale. Devo sentire delle emozioni come quando salgo sul palco, quell’emozione che alla mia età mi spinge ancora a fare una tournèe. Vasco: anch’io sento sempre le stesse cose e forse a 60 anni pure; sicuramente non vorrò mai ascoltare musica d’accompagnamento o d’atteggiamento ma musica che deve ricalcare la realtà.

Giorgio, il brano di Vasco Brondi che più lo rappresenta secondo te?
“Piromani”, ma forse non voglio dirti perché…

Vasco, il brano di Giorgio Canali che più lo rappresenta secondo te?
Forse “il Ballo della Tosse”, perché ogni parte, testi e musica, lo rappresenta.

Vasco, mi parli del tuo libro “Cosa racconteremo di questi cazzo di anni zero": com’è nato questo progetto?
E’ nato tutto gradualmente, dal blog, dalla gente, e si è concretizzato con l’etichetta di Bologna Modo infoshop. Sono fotografie di quello che amo, senza troppe pretese; spesso metto giù delle idee, dei pensieri. Anche in questo periodo sto scrivendo altro, e tutto di getto. Non so cosa ne verrà fuori però.

Vasco, mi commenti due brani, “La lotta armata al bar” e “Fare I Camerieri”: come nascono i tuoi testi? Come componi?
Si commentano già da soli: volevo dire tutto quello che ho detto con quelle parole, il resto lasciamo che lo dica la musica.

Che tu sia in studio o sul palco trasuda comunque rabbia dai tuoi testi e dalla tua musica. Un vero e proprio archetipo del “Canali-pensiero”. La rabbia come e quanto ha influenzato il tuo personale percorso compositivo?
Non sono sempre arrabbiato, la rabbia poi serve per andare avanti per trovare energia, io la trovo, sì, proprio nella rabbia. Sennò mi metterei sotto un plaid a bere una tisana e guardare la tv. In fondo siamo tutti arrabbiati!

Giorgio, l’errore più grosso che hai commesso nella tua carriera?
Forse quello di venire a vivere a Ferrara [e guardando Vasco ride]…No credo di essere stato molto fortunato; se ho fatto sbagli forse li ho già pagati!

Dove si ferma il compromesso in campo musicale?
Giorgio: si scende sempre a compromessi se vuoi, e tutti i giorni bisogna scendere a compromessi e così anche nella musica! Vasco: si infatti, devo scendere tutti i giorni a un compromesso, Ogni giorno è un compromesso!

Che ne rimarrà dell’Italia e degli italiani quando noi non ci saremo più?
Giorgio: non me ne frega nulla! Non sono un nazionalista faccio fatica persino a sentirmi “pianeti sta”…Per questo mi ero trasferito in Francia, in fondo mi son sempre sentito alieno! Vasco: l’altro giorno mentre ero in piazza al mattino presto notavo che non c’erano tanti italiani. E se un giorno non ci saranno più questi italiani ce ne saranno semplicemente altri di italiani o magari non saranno neppure italiani a popolare questo posto!

Progetti futuri in cantiere? Avete in mente una nuova collaborazione?
Giorgio: Rossofuoco, appena finisco questo tour con Vasco e un PGR…E poi varie ed eventuali. Vasco: progetti futuri, concerti per tre mesi, circa 40, poi vedo appena finirò quello che sto scrivendo, vedrò se mi porterà a qualcosa e poi mi fermerò un po’ per racimolare le idee e riposare.


Pubblicato il 12/12/2008