Veracrash
di Antonio Belmonte

Una breve ma intensa intervista, rubata alla giovane band milanese sopra la terrazza della Fortezza Vecchia di Livorno, dove un inaspettato venticello gelido di fine Settembre ci ha praticamente colti di sorpresa con le nostre giacche fin troppo leggere


Ragazzi, visto che siete di corsa, prendetevi giusto due minuti per parlare di voi e fare spudoratamente promozione al vostro nuovo lavoro; poi vi lascerò liberi di andare a dormire all’Autogrill.
[Francesco] Sì, abbiamo finito di registrare un disco adesso, il nostro primo disco, che uscirà a Gennaio. Questa di stasera era la prima data dopo tanto tempo ed è stato un piacere proporre qui dal vivo già qualcosa da questo debutto. Ci stiamo lavorando da tre anni ormai: è un disco importante per noi, di rock psichedelico, duro, del quale forse registreremo anche una versione in italiano. Peraltro mi dicono che nella scena indipendente c’è anche una certa attesa, che noi spereremmo di soddisfare, in un certo senso. Più che altro è un progetto in cui abbiamo creduto molto, questo mi preme dirlo.

Voi suonate un rock piuttosto prorompente e abrasivo: non avete il timore di un probabile scollamento tra la dimensione live e la registrazione da studio? Mi aspetto che rendiate molto più dal vivo che non su disco.
[Francesco] Questa è una bella domanda: infatti il disco suona molto bene, ti dico la verità, ma penso comunque che non avremo grossi problemi a portarlo live. Il discorso è che abbiamo certamente bisogno di rodare un po’ il tutto, però crediamo che la cosa veramente difficile sia stata fare questo disco qua, quindi non dovremmo avere difficoltà per riproporlo, poi tu sai benissimo che tanto dipende anche dalla situazione in cui uno è portato a suonare. Siamo contenti però, e c’è tanta volontà di fare bene.

Quanto sareste disposti a scendere a compromessi pur di vendere la vostra musica?
[Francesco] La tua domanda è abbastanza audace. Dipende dai compromessi! Io penso poco, comunque, anche per il genere che suoniamo. Ci sono pochi compromessi da fare: la musica è quello che è!

Vi faccio una domanda farlocca: ad un alieno che scendesse sulla Terra cosa gli fareste ascoltare per fargli conoscere il rock?
[Francesco] Ti spiego il problema in un secondo: se un alieno scendesse sul nostro pianeta saprebbe benissimo, come dire, che è stato lui a farci suonare questa musica, a farci fare questo cazzo di disco. Saprebbe già tutto! Giusto?
[Marco] Al di là di quello che ha detto Francesco, che non ha nessun senso, la domanda resta irrispondibile…Ci sarebbe una lista lunghissima…

…Ti anticipo che alla stessa domanda il nome più citato dai vostri colleghi di altre bands è stato quello dei Led Zeppelin…
[Marco] Mmhh, io non lo metto neanche tra i primi 15. Per me, per noi, non rappresentano certo una delle influenze principali, o no?
[Francesco] Direi di no…
[Marco]…Per noi il rock sono cose più recenti, dai Melvins ai Queens Of The Stone Age, agli Helmet, sì, roba più recente paradossalmente ma più concreta per il nostro suono. Prendiamo molto di più da roba moderna.
[Francesco]…Anche se i Led Zeppelin hanno influenzato quelli che a loro volta hanno influenzato noi…
[Marco]…Cioè, se poi vai alla radice, non tiri fuori un gruppo mai…

…Ma io non parlo di un gruppo bensì di un disco specifico da far ascoltare, è diverso…
[Marco]…Ah, di un disco, mmhh, se dovessi dirti “il mio” ti direi “Meantime” degli Helmet ma è solo il mio…Voi altri?
[Francesco] …Gli darei il nostro cd! No, in realtà avrei un paio di dischi però dovrei mettermi lì a pensare qual è quello giusto: vabbè, ti dico “In utero” dei Nirvana.
[Federico]…Mah, è una domanda difficilissima, solo un disco. Andrei sui classici, Jimi Hendrix & The Experience…
[Federico]…Io direi Lucio Battisti…
[ridiamo tutti]

…Non siete credibili, ragazzi…Vi saluto, e buon ritorno a casa
[Francesco] Ma come no, è vero, è vero: ma guardalo in faccia quel ragazzo lì, è vero, credigli… Grazie a voi, di tutto.


Pubblicato il 10/01/2009