Luigi Campoccia: “On They Way To Damascus”
di Matteo Mensi

Luigi Campoccia
“On They Way To Damascus”
(Dodici Lune)
Durata: 63:38


“On The Way To The Damascus” oltre ad essere il titolo dell'album è anche la prima traccia, forse quella che meglio condensa lo spirito dell'opera. Ascoltandola mi tornano alla mente le atmosfere di un film di Alejandro González Iñárritu, “Babel”. In un gioco di botta e risposta fra fiati e pianoforte, appoggiati su un continuo crescendo di percussioni e batteria, tutto si svolge all'insegna dell'essenzialità ma allo stesso tempo della densità di eventi. Il disco è un racconto in musica, quasi una sorta di fiaba mediorientale: immagini di terre lontane, legate dal filo rosso di una trama misteriosa ed avvincente.
Luigi Campoccia, raffinatissimo pianista, noto per le sue collaborazioni con “Siena Jazz”, nonché storico arrangiatore di Giorgio Gaber, dimostra di saper dosare con sapienza e grazia le incursioni della musica folk nel jazz.
La formazione che ha realizzato il disco è composta da Campoccia al pianoforte e alle tastiere, Paolo Corsi alla batteria e alle percussioni, Rossano Gasperini al contrabbasso, Daniele Malvisi al sax tenore e soprano, Aziz Þenol Filiz, musicista folk turco, al Ney, flauto prevalentemente impiegato nella tradizione musicale sacra Turco-Ottomana, e Önder Focan, anch'egli musicista Turco, alla chitarra.
Questo disco è senza mezzi termini straordinario, emotivamente profondo, mai scontato negli arrangiamenti, capace di raggiungere il giusto equilibrio fra sonorità etniche, sonorità popular e jazz.
L'album è costellato da momenti di grande valore artistico. La sezione ritmica, eccezionale nel sostenere graniticamente ogni composizione, si destreggia brillantemente fra musica etnica, jazz e fusion. Önder Focan ci regala eleganti assoli dal suono cristallino, intagliando spigoli ritmici avvincenti. Il fraseggio pianistico di Campoccia è torrenziale, impeccabile, garbato e mai eccessivo nei momenti più intimisti. Il sax soprano, impiegato nella sua timbrica più simile al flauto, capace di suggerire allusioni etniche nel jazz tradizionale, si amalgama al fraseggio del Ney, punto di collegamento con le sonorità mediorientali.
Nasce così una terra di confine fra musica afroamericana, mediterranea e persiana, dove si parla un linguaggio comune per scrivere pagine di poesia.
Difficilmente ci si mostrerebbe stupefatti da un disco jazz italiano, sempre consapevoli del confronto con i mostri sacri statunitensi, in questo caso tuttavia non si può fare altro che cedere al fascino di tanta bellezza: Campoccia evidenzia la peculiarità mediterranea della sua formazione, nonostante utilizzi un vocabolario jazzistico, tenendo l'ascoltatore con il fiato sospeso per più di un'ora.


Brani:
1 -On The Way To Damascus
2- Breathing Shell
3- Oasis
4- Cici Kiz
5- Belly Dance
6- Kacsam Birakip
7- Over The Carpet
8- Dawn
9- Belly Dance


Formazione:
Luigi Campoccia(piano)
Paolo Corsi (batteria e percussioni)
Rossano Gasperini (contrabbasso)
Daniele Malvisi (sax tenore e soprano)
Aziz Þenol Filiz (ney)
Önder Focan (chitarra)


Sito web: http://www.myspace.com/luigicampoccia
E-mail: guidogaito@gmail.com


Pubblicato il 20/12/2010