Cronaca di un trionfo: Paolo Tomelleri & his Ragamuffins
di Marco Valugani

Anche per quanti, come me, sono spessissimo in jazz club o sale da concerto o festivals, certi concerti hanno qualcosa di veramente prezioso e raro, frutto di un insieme di valori e cose difficilissimi da far coincidere, in uno stesso momento, nel medesimo luogo. Così è stato la sera del 30 settembre presso Il Melo, a Gallarate (VA).
Paolo Tomelleri, milanese d'adozione, è clarinettista e sassofonista (prevalentemente, negli ultimi anni, usa sax soprano e contralto), arrangiatore, direttore di una propria big band e leader di gruppi (dal sestetto al duo), talent scout e didatta, sulla scena italiana del jazz (swing, mainstream ed hot jazz in genere) e della musica leggera dalla fine degli anni '50 /inizio anni 60. Nell'ambiente lui è "Mister Clarinet" o "Tom Book"; stiamo parlando, naturalmente, di una delle figure centrali della nostra scena musicale, le sue avventure anche a fianco di leggende del jazz non si contano più.
Premesso che il Melo è uno dei jazz clubs più importanti d'Italia, sul cui palco è passato il gotha del jazz italiano, ma anche jazzisti stranieri importantissimi e che, per i jazzofili veraci, i nomi di Tomelleri, Soana e Carlo Bagnoli non hanno bisogno di presentazioni , entriamo nel vivo della cronaca.
La relazione di lavoro (e l'amicizia) fra Tomelleri (qui al clarinetto) e Carlo Bagnoli (al sax baritono) retrodata da decenni (in questo stesso club avevano registrato lo stupendo lavoro del “Bechet Project”); a sua volta Emilio Soana (alla tromba) non è nuovo a collaborazioni con questi due nomi e tutti e tre questi senatori insieme formano una front-line da sogno; la sezione ritmica, di grande caratura, vedeva Fabrizio Bernasconi al piano, Valerio Della Fonte al contrabbasso e Tony Arco alla batteria.
Un gruppo di spessore, dunque, guidato da uno dei nostri più brillanti senatori, alle prese con un repertorio ed un materiale tematico anche differente: dal Gershwin di They can't take that away from me , con ospite il bravo cantante Claudio Borroni, ad un episodio, direi ilare, di Kramer, Salutami lo zio, con interazione (a risposta) del pubblico presente in sala; ma anche classici, dell'era dell'hot jazz, come Limehouse blues e Do you know what it means to miss New Orleans - qui ancora con Borroni alla voce- , oppure vicini al dialetto be bop , come Good bait di Tadd Dameron.
Il tutto, naturalmente, impreziosito da una delle qualità di "Mister Clarinet", cioè la capacità di intrattenere il pubblico - negli interventi parlati, presentazioni, ecc - anche con il suo senso dell'umorismo e la sua leggendaria cultura musicale: una battuta su tutte, quando, tempo addietro, ad un suo concerto, si sentì chiedere da una spettatrice la Suite di Georgia Brown(sic)…Invece di Sweet Georgia Brown, suonata magnificamente, è ovvio, dal gruppo.
Chi ama imparare, oltreché ascoltare grande jazz, trova con Paolo Tomelleri ed i suoi amici ciò che cerca, parlo per esperienza personale; questo vale quasi sempre anche per gli altri nostri senatori. Gruppo allo zenith, successo eclatante, club in delirio, applausi perfino dopo l'esposizione del tema…Raro ad incontrarsi, ripeto, anche per addetti ai lavori; vorrei che fosse sempre così, ma, si sa, non è possibile.


Paolo Tomelleri: clarinetto & direzione
Carlo Bagnoli: sax baritono
Emilio Soana: tromba
Fabrizio Bernasconi: pianoforte
Valerio Della Fonte: contrabbasso
Tony Arco: batteria


Pubblicato il 02/11/2011