Giubbonsky
Storie di non lavoro
di Vittorio Lannutti

copertina

Nonostante abbia esordito a nome proprio abbastanza tardi Guido Rolando, in arte Giubbonsky, arriva puntuale per denunciare le nefandezze di questi tempi grigi. Pur vantando una rispettabile carriera come musicista, in particolare come saxofonista di northern soul per vari gruppi del milanese, il Nostro ha voluto pubblicare un disco di cantautorato, e che disco!!Un lavoro che svolge egregiamente la sua funzione sociale, nella fattispecie quella di denunciare cronicisticamente i fatti, con una visione sufficientemente distaccata e con la capacità di mettersi nei panni di chi è “diverso” da noi. Una visione chiaramente libertaria, la sua, che rinnega i punti fissi tutto mettendo tutto in discussione, a partire dal folk jazzato di Terra perduta, nella quale celebra i pregi dei Rom, popolo senza frontiere, stato, soldi e potere. Non lavoro potrebbe essere “L’Internazionale” del 2000, perché in sé racchiude il legittimo rifiuto del liberismo economico, al quale contrappone un modello economico comunitario. In Città blindata dedica un blues folkeggiante alla sua Milano piena di stilisti ed ex socialisti, mentre in Forza mafia canta il senso di rassegnazione e di sconfitta che appartiene a tutti i cittadini, realmente onesti. C’è anche spazio per un po’ di rock nell’inno a ribellarsi di Carpe diem e per del funky in Senzacqua, dedicato al centro sociale Cascina Torchiera Senzacqua di Milano.
“Storie di non lavoro” è un disco utile, funzionale, un supporto ideale per resistere meglio in questi mala tempora.


Pubblicato il 18/04/2011