Ofeliadorme
All harm ends here’
di Vittorio Lannutti

copertina

Colpisce positivamente l’esordio sulla lunga distanza di questo quartetto bolognese, che si era fatto conoscere nel 2009 con l’ep “Sometimes it’s better to wait”. Con “All harm ends here” gli Ofeliadorme dimostrano di non essere poi così distanti da quanto realizzato da gruppi/artisti come Blonde Redhead, Sonic Youth, Cat Power e P.J. Harvey. Il sound è sempre in bilico tra avvolgenti delicatezze sonore e decise sferzate rock. I brani che al meglio rappresentano questo diplomatico punto d’incontro sono Ian, tanto aggraziata e melodica, quanto scheggiata e circolare, e Burning, nella quale l’ammaliante voce della Bono si avvicina alla sensualità della Harvey, mentre il sound alterna momenti pop a rigurgiti post punk. Avvolgente ma poco rassicurante risulta Naked evil, che catapulta l’ascoltatore in una sensazione di umbratile ambiguità. Un altro brano che rientra in questa scia è The wizard The witch e the crow, caratterizzata da una ritmica in crescendo, “positivamente fastidiosa”. Questi ultimi due brani fanno da contraltare a Grow!, dotata di epica risonanza, e all’intensissima River.
Un gran bel disco che acquista maggior grazia con una luce smorzata o addirittura spenta.


Pubblicato il 27/12/2011