2 a.m.
Parallel Worlds
di Max Sannella

copertina

Aria brit con l’approccio liquido del dream-pop, una formula vincente che loro stessi – i marchigiani 2 a.m. – hanno contribuito a generare e all’interno della quale rimangono riconoscibili eroi fin dalle primissime battute, respiri e mosse; “Parallel Worlds” è il secondo capitolo della loro musicalità, quella non convenzione che fluttua tra registri e cerchi che fanno del loro mondo parallelo quel posto immaginifico dove stipulare un contratto per rimanerci in eterno.
Il duo dei 2.a.m. – Andrea Marcellini e Andrea Maraschi - regalano una performance totale superba, dalle tinte uggiose senza quei crescendo chiassosi che deteriorano la suspance che le loro melodie galleggianti sdoganano tra malinconia e semplicità di pasta di vetro, tracce che se, tolta la botta elettrica che sussiste al numero quattro della tracklis, la Oasisiana The untold words, rimangono beatamente sospese a mezz’aria con la stessa materia delle nuvole imbronciate; non mancano le piccole perle a corredare l’ascolto di questo bel prodotto sonoro che non vede molti cambi di timbro o raccoglie sperimentalismi “commestibili”, ma procede, come già detto, con quell’aria nebbiosa della Terra d’Albione del brit, quelle sfumature angolari che paiono sempre venire da cuori infranti o scuse impossibili ma tremendamente emozionanti.
Una scaletta sensatamente studiata per incollare l’orecchio allo stereo, una vena che all’attaccamento dei batticuori ci tiene eccome, e allora non dispiace se le ballatone struscia anima Axl’s song, Live from a parallel world arrivano per accarezzare un pomeriggio nostalgico o le speranzose ma timide Just for one day e The magic can’t work per riscaldare un angolo di spirito, ma è con l’estrema dolcezza trasparente di Outsider, rigata da quelle screziature teneramente tumefatte alla Buckley, che tutto il disco ed i suoi mondi paralleli si trasformano in magie piene di elio rendendosi disponibili come massaggio interiore.
Da vivere fino in fondo.


Pubblicato il 14/11/2012