Giubbonsky
Testa Di Nicchia
di Max Sannella

copertina

Spesso etichettati come – diciamo sempre – rompi-uova del “prossimo”, cantautori vivi e brillanti nella verve come il nostro Guido Rolando in arte Giubbonsky ce ne vorrebbero a tonnellate pur di ascoltare di nuovo quelle frasi, parole e concetti contro, quelle poetiche controcorrente che si smarcano dalle note modaiole e che guardano in faccia la realtà – anche se sottosopra come in un delirio urbano – ma realtà schietta e bella.
“Testa di nicchia” è il secondo lavoro discografico del cantautore alessandrino, ed è una rimpatriata di analogicità espressiva che della grande scuola di un mitico Jannacci ne prende ispirazione e onestà, undici tracce che parlano e raccontano degli sconquassi e delle cose deleterie della nostra società sottocasa e più allargata, una voce tagliente e immagini Marcovaldiane che si incatenano in una tracklist pungente e veritiera, una scaletta libera e stordita come i bardi dei veri jolly di una certa commedia dell’arte di strada; Giubbonsky mette in scena brani disillusi, esperienze personali, di vita di tutti i giorni, delle curve di pensiero sociali e rifiuti personali subiti all’interno e di sbieco dell’ambiente – falso e accomodante – dello spettacolo in genere, ma non una lamentela messa in suono, piuttosto una stupenda “graffiata distaccata” che fa vittime e vendetta dolciastra, divertendo e lasciando anche qualche chiazzetta di amaro in bocca.
E’ un florilegio di pillole pop-cantautoriali, cronache musicali e un pamphlet di vita vissuta al passo coi tempi che fa innamorare subito, canzoni agre che arrivano al cuore e alla testa senza strapazzarle e che tornano in mente ogni volta che si pensa alla buona musica alternativa di penna solitaria, quando si ripensa all’anima latina pensosa e tristagnola di Verde, un organetto in lontananza che pensa fitto sul destino dell’umanità in Pattume, il folk che marca una pedalata tra jungle urbane d’asfalto grigio di Cicliade o il rock scazzato di Testa di nicchia in cui Giubbonsky elenca le offese, vizi e virtù al contrario in cui incappa dentro il business musicale.
In tempi di “piena vuotezza” questo disco è la medicina giusta, la vitamina indispensabile per tirarsi su e magari tirare giù qualcuno.


Pubblicato il 01/07/2013