Go!Zilla
Grabbing a crocodile
di Max Sannella

copertina

Non solo un disco d’esordio, ma una verace spremuta di segale cornuta dalla quale gocciola una lisergia galoppante, un disco questo dei toscani Go!Zilla che sembra “fatto e fatturato” per gli anni dorsali dei ‘60/’70 tra Kings Of Oblivion e le scorrerie soniche di certi Hawkwind, Vanilla Fudge e bla bla, con in mezzo tutta la prosopopea della Frisco appannata. “Grabbing A Crocodile” è un disco che allarma per la sua tracotante bellezza, freschissimo sebbene suoni diabolicamente vintage, un dieci tracce che sturba e riporta indietro nel tempo e che si merita subito il palma res delle migliori cose “storte” in circolazione contraria.
La formazione, Luca Landi e Fabio Ricciolo, incastra un gioco elettrico da paura, macina un rock’n’roll acido che impregna l’ascolto e inietta sottopelle anche l’urgenza stilettante di un punkyes zigrinato, tagliente, in bilico tra evanescenza e guerriglia, tracce che sanguinano LSD e metedrina visionaria, come nella miglior tradizione “junkey” e che disegnano – in proprio – mappe e direttrici per un volo appariscente che dura una bella e dannata (purtroppo) manciata di minuti. Fragori, esplosioni, magma autogestiti e cariche ballate Sixsteen fanno parte della sequenza di questo smagliante disco, una allucinazione a forma rotonda che snoda e sciorina impronte seminali e piccoli fasti immortali, tutto all’insegna del bardo “Off” e dei riverberi generazionali mai sopiti.
Questo album rende perfettamente l’immaginario che fa da cornice al proprio “istant dream”, un piccolo e prezioso eroismo nella quotidianità d’ascolto, non solo mentale, ma anche come approccio fisico con una notevole energia sonora che il duo toscano espande e diffonde con navigata tenuta folgorante; efficace come una molla e infuso di deliri, il disco si radica nelle allegorie beatnik di See me, hear me, Dazed dream e I want her, nelle ritmiche a cerchio tra riff e fumi corali di Grabbing a crocodile come nella schizofrenia quadrata di Roswell NM, in disparte, a suggellare la fine corsa Get me out of her , una scia galattica e fosforescente che risucchia via con se ogni residuo, ogni traccia di questa stella sonora.
Un piccolo fenomeno di armonie armate di sogni, trip e alcaloidi a go-go irripetibile quanto appetibile.


Pubblicato il 16/10/2013