Massimo Volume
Aspettando i barbari
di CaterinaNirta

copertina

“Cattive Abitudini” ci aveva colti di sorpresa; arrivava dopo un decennio di silenzio durante il quale i componenti della band avevano preso strade diverse, progetti alternativi, libri, collaborazioni. Niente suggeriva il ritorno. La sua forza, proprio per questo, più dirompente. Un riscontro di pubblico e critica straordinario: i Massimo Volume erano tornati, nessuno li aveva mai dimenticati. Tre anni dopo, questa volta largamente anticipato, arriva "Aspettando i Barbari". Se "Cattive Abitudini" conteneva una narrativa più calda, musicalità più soffici e distese, una rabbia munita di consapevolezza, "Aspettando i Barbari" sembra tracciare invece un filo diretto con il passato dei Massimo Volume e va a ricongiungersi a “Stanze” e “Lungo i Bordi” per la sua poetica, per l'urgenza comunicativa, per il suo sguardo freddo sulle cose. E' un disco lucido, cinico, di poche speranze. La narrativa è brutale: i barbari esistono davvero, sono una presenza inquietante, la si avverte, la musica assorbe la loro energia minacciosa e la trasforma in pura forza fisica. Forza fisica nella voce di Mimí che alza i toni, urla il suo turbamento, ci vuole scuotere, ci dice che il tempo dell'illusione è finito, adesso ci sono i barbari, le spie, i nemici che avanzano e ”vince chi resiste alla nausea, chi perde meno, chi non ha da perdere”. Un disco che pur mantenendo quel sound stratificato proprio dei Massimo Volume, si rinnova attraverso un'urgenza a tratti incontenibile. Urgenza manifesta attraverso suoni abrasivi, noise, elettrici, claustrofobici. Attraverso il pensiero stirato e lo sguardo impietrito di colui che come pochi, all'interno del panorama musicale di questo paese, è riuscito a penetrare all'interno dell'anima nera di ciascuno di noi e ad universalizzarne le dinamiche. I barbari siamo noi. ”Ora che la sera accorcia le ombre, noi ci ritiriamo e, di fronte allo specchio, come spose, ci acconciamo in onore dei barbari”.


Pubblicato il 21/10/2013