Kozminski
Il Primo Giorno Sulla Terra
di Max Sannella

copertina

Metter insieme, allegare, coniugare pop d’autore e leggerezza intelligente è senza dubbio un’arte sottile, che esige e pretende il massimo dell’equilibrio; spesso ci si prova ma non riesce, altre volte spacca di brutto, come nel caso dei milanesi Kozminsky e del loro nuovo e terzo lavoro “Il primo giorno sulla Terra”, un disco che si applica alla musica e a tutte le sue visioni collaterali con il rigore di chi la musica la taglia e cuce sui propri istinti poetici e non rincorrendo l’estetica fashion; nove sollazzi piacevolissimi che fanno la costituzione sana di un registrato – con Amerigo Verardi dietro le quinte – che non gioca di rimessa, ma si “arrangia” compiutamente di una delicata quanto valente apparenza reale.
Grande respiro sonoro in ogni piccolo spazio della scaletta, spunti evanescenti di Battiato anni 80 (Ritornello, La notte), Riccardo Sinigallia (Grand Hotel il Castello, Niente), implosioni alla Benvegnù (Elliott) e la bellezza solinga di una ballata che è la titletrack sospesa in una chimica fastosa fino all’arpeggio poetico e amniotico di (11. Dopo il tramonto), chicca gioiello che fa da cerniera a lampo a questo piccolo sogno per orecchi dilatati.
I Kozminski tra pop e inchiostro cantautorale danno una mano di vernice luccicante alla nuova canzone che avanza, a quella ritornata voglia di riscoprire la semplicità del messaggio e dei suoni che non devono fuggire via in un attimo; quello che andrete a sentire una volta fatto girare questo disco è una splendida volumetria gentile di grandi cose sonanti, brani che – lasciati liberi di scorrazzare ad alto volume – allargano il senso della vita a dispetto dei tranelli e dei grigiori accumulati nei silenzi forzati.


Pubblicato il 07/12/2013