Samcro
Terrestre
di Andrea Belmonte

copertina

Prendi un chitarrista con un gran suono e il riff facile, mettilo insieme ad un batterista preciso, dall’attitudine rock e con un gran tiro; unisci blues, garage e un pizzico di funk e avrai ottenuto il mix esplosivo che porta il nome di Samcro.
Una volta messo nel lettore, questo album stupisce piacevolmente, intanto perché si fatica a credere che così tanto suono possa uscire da solo un paio di strumenti, per di più registrati in presa diretta; poi, per il fatto che i due non mollano mai la presa: indipendentemente dal tempo più o meno veloce, temi strumentali fluidi ed energici si fondono a ritmi ben portati, su arrangiamenti diretti ma mai elementari, pensati e disegnati con gusto. Il risultato è un ascolto breve – meno di mezz’ora – ma, è il caso di dirlo, intenso.
Ogni ascoltatore ci troverà dentro i propri riferimenti storici: io ci sento il rockabilly degli Stray Cats – assimilato e rielaborato con un linguaggio più ruvido – e l’italico rock del mai abbastanza ricordato Ivan Graziani, cui la terza traccia del disco Police Tango pare fare esplicito riferimento, a partire dal titolo, contraltare al celebre “Digos boogie” del musicista abruzzese.
È un disco più suonato che cantato; le voci ci sono, ma suonano quasi come uno strumento aggiunto piuttosto che veicolo di espressione inteso sua accezione classica: il mix le tiene sempre molto sotto e si fatica a stare dietro ai testi.
L’idea che mi sono fatto è che questa sia una scelta ponderata e che i due abbiano voluto deliberatamente utilizzare lo strumento voce per arricchire la propria trama sonora, non tanto per portare al mondo chissà quale straordinario messaggio.
Perché in fondo, citando Trenitalia.com, “Aldilà della radura è solo rock and roll”.


Pubblicato il 28/08/2014