Codeina
Allghoi Khorhoi
di Davide Cosentino

copertina

Arrestatemi. Sono colpevole. Pur essendo stato concittadino dei Codeina per anni, non li ho mai visti dal vivo, e non li avevo neanche mai ascoltati, pur avendo sbadatamente intravisto qua e là il loro nome su qualche locandina che ne annunciava l’imminente esibizione live sul territorio brianzolo. Perché dal vivo devono essere devastanti. Allghoi Khorhoi è un ottimo disco. Inspiegabilmente autoprodotto, considerando la valanga di micro e macro produzioni semi-spazzatura che l’industria musicale ha partorito negli ultimi decenni, succede dopo 4 anni al già buon esordio QUORE. Hidalgo Picaresco e proietta il trio di Arcore/Seregno tra i nomi più interessanti del panorama post rock/stoner/core italiano (e non solo). Il lavoro necessita di parecchi ascolti per essere apprezzato a pieno; i Codeina propongono antimelodie quasi sludge, e lo stoner che qui e là evapora tra i riff grezzissimi e dalle distorsioni lisergiche unisce Palm Desert agli scantinati di Birmingham, dove Mick Harris incontrava John Zorn e Lee Dorrian riportava in trincea il doom, dopo aver entrambi inventato il grindcore in quel masterpiece dal nome Scum.
I Codeina non sono discendenti di Cathedral e Napalm Death, intendiamoci. Sicuramente sono più simili ad Afterhours, Marlene Kuntz e Verdena, ma ciò che è uscito dal Trai Studio di Inzago, con Fabio Intraina in regia, di italico non ha quasi nulla, se non la lingua dei testi. 22 dicembre è una opening track coinvolgente, parecchio QOTSA ma senza rubare nulla, Pasta madre rievoca gli anni ’90 per la capacità di unire noise e garage creando un muro sonoro invalicabile; poco Kyuss, parecchio Deftones. Kiwi (ottimo videoclip), Medea e 71 restano su questo mix tra stoner rabbioso (“anche se sei bello, ricco e intelligente, sappi che sei merda”) e una sorta di industrial psycho-core con un groove impressionante. Cascando regala un attimo di pausa, una nenia delicata e malinconica abbastanza piacevole, un mix anacronistico tra i Nirvana e gli Anathema?!?, L’appeso riprende a macinare decibel ma non mi convince del tutto, soprattutto nell’impostazione vocale, Crepa è micidiale nel messaggio e nell’attacco sonoro (decisamente punk torinese anni 80), Hikikomori è forse la quintessenza del sound Codeina, un mix ipnotico di riff malsani che termina solo con l’attacco di Ieri, dove più che altrove si sentono echi verdeniani, mentre per dimostrare la devozione agli Afterhours c’è Dio ci pulisce. Langley&Homer Collyer, infine, chiude l’album con una devastante cavalcata strumentale terror-noise di pregevole fattura.
Peccato che l’allghoi khorhoi - verme gigante killer della mitologia mongola, rappresentante la rivoluzione silenziosa dal basso dell’animale più disprezzato e fisicamente schiacciato - abbia fatto la sua apparizione, con il suo acido, in quel di Arcore solo nel 2014 (qualche anno prima sarebbe stato più utile!), mentre ora ha portato in superficie l’enorme potenziale artistico dei Codeina, capaci di rinnovare e rendere originali sonorità che parevano essere sepolte sottoterra, proprio come il micidiale verme di cui si fanno messaggeri occidentali.


Pubblicato il 15/01/2015