Al The Coordinator
Join The Coordinator
di Carmine Della Pia

copertina

Una trasformazione musicale, o semplicemente un’altra veste quella indossata da Al The Coordinator per il suo album d’esordio, Join The Coordinator. Un omaggio, una dichiarazione d’amore alla tradizione americana folk, dieci pezzi intrisi di blues, cantati da un’interessante voce graffiante caratterizzata da una leggera raucedine che cattura l’ascoltatore sin dai primi versi. Una sorpresa, visto il percorso di Al (al secolo, Aldo D’Orrico), iniziato come chitarrista del gruppo rock alternative Miss Fraulein. La ricerca musicale dell’artista aveva già dato i suoi frutti nel 2008, quando, con i Muleskinner Boys, iniziava ad accostarsi al bluegrass americano grazie al chitarrista Russ Barenberg.
Join The Coordinator arriva dopo anni di live e festival, il cantante scende in campo pubblicando un disco curato nei dettagli e ricercato nei suoni, senza mai dimostrare alterigia o superbia. A The Shepherd’s Walk è affidata l’apertura, perfetta introduzione chitarra e voce per una serie di pezzi cui man mano si aggiunge un tassello in più. The Mist è uno dei capitoli più interessanti della prima parte, i virtuosismi alla chitarra acustica sono accompagnati dal suono del banjo, che guida i giochi e definisce pienamente il mood dell’intero lavoro. Salt Creek è un tradizionale strumentale americano, un godibile omaggio che dimostra tutto il talento di Al come musicista, mentre Really Cares About è un racconto sostenuto interamente dal mandolino, che stavolta diventa protagonista. Subito dopo, la vera chicca dell’intero lavoro: una cover di Girl From The North Country, di Bob Dylan. Se è vero che accostarsi ad un mostro sacro risulti, il più delle volte, un azzardo, in questo caso la versione del classico si amalgama alla perfezione tra le tracce del disco, dimostrando ancora una volta che si tratti di un’opera cantata bene, a tratti suonata anche meglio.
Scenari mitici, bucolici, di certo sognanti. Un disco che rassicura senza stancare, breve senza risultare superficiale. Una voce calda che abbraccia l’ascoltatore senza riserve.


Pubblicato il 21/10/2016