Monkey Ranch
Alone
di Vittorio Lannutti

copertina

Grunge, grunge e ancora grunge! Se l’esordio di questo quintetto pistoiese non fosse arrivato fuori tempo massimo (di quasi 30 anni!) avrebbe potuto incarnare una degna risposta italiana all’ultima significativa ondata rock d’oltreoceano, il grunge. Nata a Pistoia cinque anni fa, dopo i primi vagiti di matrice punk, la formazione ha finalmente trovato la sua dimensione ideale tra le ruvide frequenze del grunge, appunto. Nelle dieci tracce in scaletta si trovano infatti riconoscibili richiami all’asse Soundgarden/Pearl Jam, tanto nei frangenti più hard quanto in quelli più marcatamente psichedelici.
Ma il quintetto toscano riesce a districarsi dignitosamente anche tra accattivanti momenti hard-blues (Danny boy, Remember me) e ballatone di varia fattura, sia liberamente ispirate al gruppo di Eddie Veddder (Freedom) sia al country-blues più tradizionale (Dance of the witch). E in almeno un paio di occasioni la band non si fa mancare neanche provvidenziali folate stoner, come in The butcher e Picture of you.
Per quanto derivativo Alone rimane un disco tonico e molto piacevole da ascoltare, soprattutto per chi ha inchiodato il proprio cuore a quelle sonorità.


Pubblicato il 28/02/2017