Stefano Meli
No Human Dream
di Vittorio Lannutti

copertina

Stefano Meli, chitarrista siciliano, ha registrato questo disco quasi in solitudine e in buona parte nel piccolo studio Little Cat in presa diretta. Quasi in solitudine, dicevo, perché in alcune tracce c’è il prezioso supporto dei Gentless3 e della violinista Anna Galba (Tree).
Il country-blues di Meli è molto spesso più concettuale che ortodosso, nella sua alternanza umorale di arie spesso aperte e malinconiche ad altre più chiuse ed ermetiche. Meli sa utilizzare, a seconda della necessità, sia la chitarra acustica che elettrica, la prima indiscussa protagonista quando si tratta di dover arpeggiare il blues, come nella catartica Rain o nell’aggraziata Kee.
I brani sono quasi tutti strumentali, a parte qualche eccezione, come quella No Human Dream, dove ci sono parole di T. S. Eliot recitate da Sergio Occhipinti sopra uno sfondo sonoro psichedelico: il brano del lotto – insieme all’accattivante desert blues di Desert – che forse palesa al meglio il talento sulla 6 corde elettrica del musicista ragusano, con intarsi e cesellamenti vari mai fuori posto e mai fini a se stessi.
No Human Dream vince sulla lunga distanza laddove il suo blues intriso di malinconie e rimpianti riesce ciononostante ad instillarci un inafferrabile benessere interiore.


Pubblicato il 24/06/2017