Poveroalbert
Ma è tutto ok
di Carmine Della Pia

copertina

Ciò che salta immediatamente all’occhio, prendendo tra le mani il primo disco dei Poveroalbert, Ma è Tutto Ok, è proprio il nome della band: così squisitamente insolito, e le orecchie non hanno ancora ascoltato nulla. Onesta la scelta di intitolare il primo pezzo Intro, perché di intro si tratta, e ci si chiede già, “cosa sto per ascoltare? Sarà l’ennesimo debutto autoprodotto e pretenzioso? Come mai i brani son così pochi e perché la quinta traccia manca?”.
Penso a tutto questo mentre rigiro tra le mani la custodia del cd ammirandone l’artwork, opera, leggo, di Gas, illustratrice napoletana: occhi sbarrati, un cuscino stretto, due tentacoli spuntano sotto al letto, e dopo qualche secondo, una voce robotica mi dice che è tutto ok. “Il nostro è un disco che parla di addii e dei mostri che si lasciano sotto al letto”, dichiarano i cinque musicisti casertani, ed ecco spiegato il tutto. Testi cupi lanciati in pasto a chitarre distorte, un sound che strizza l’occhio ai Marlene Kuntz di fine millennio, ma c’è molto altro. I Poveroalbert non si adagiano su un unico fil rouge, almeno per quanto riguarda la parte musicale.
Quanto alle tematiche, invece, il disco sembra non eccellere per varietà, mentre, al contrario, dicevo, si nota una sapiente alternanza musicale di pezzi urlati, quasi inferociti, ad altri più intimisti, come Canzone Per La Tua Sicurezza, una lunga riflessione su un addio ingoiato ma non digerito, o come nel brano successivo, (), una ghost track nel bel mezzo del disco, senza titolo, che funge da epilogo: “sepolto con un occhio nero, giace il mio ritorno / sparirò con la mia noia, da cui non so difenderti”.
Si apre un nuovo capitolo, e ancora una volta si tratta di un confronto con sé stessi allo stadio finale, quando ormai si ha ben chiaro cosa fare. Ade è un tentennare lento in cui si ammette la propria irresponsabilità nei confronti di un addio rimandato da tempo, dubbi che esplodono letteralmente nel seguito ideale del brano, Un Altro Ade: i due episodi di punta dell’intero progetto. In Avvolte torna la calma, almeno apparente, ma è pura sperimentazione insieme alla marcia finale di Non Teme Nulla.
Il debutto dei Poveroalbert è breve ma ricco di sfumature diverse, sebbene a un primo ascolto si possa faticare a centrare il punto. Un apparente caos che ascolto dopo ascolto riesce a trovare un collante, un lungo sfogo per esorcizzare i demoni che tentano di fare a gara per afferrarti mentre dormi, salvo poi svegliarti di colpo. Ed è tutto ok.


Pubblicato il 27/06/2017