Maisie
Maledette Rockstar
di Davide Cosentino

copertina

Centocinquanta minuti di musica, più di settanta esecutori, un doppio cd in confezione composta da un cofanetto in cartoncino, un libretto di quattro pagine con i crediti e un booklet di cinquantaquattro con tutti i testi e i disegni di Manfredi Criminale, creati appositamente per le canzoni. Maledette Rockstar è il concept definitivo per i Maisie, dopo quel Balera Metropolitana che raccolse l’applauso della critica per la sua tracotanza transgenerazionale nel (ri)definire la matrice della forma canzone classica: opere mastodontiche in cui ogni brano è un mondo a sé, tra folk e cantautorato, elettronica e pop.
Seguendo un flusso di coscienza più narrativo e libero anzichè circolare o racchiuso nel canonico refrain strofe versus ritornelli. È ”art rock” secondo il produttore Emiliano Rubbi. Ed è davvero difficile dargli torto considerate la vastità di argomenti trattati sapientemente nelle liriche – compreso l'omaggio di rinterzo a nomi blasonati della musica italiana (La canzone di Marinella, Siamo Solo Noi, Certe Notti; ma di rimando c'è soltanto il titolo!) ed en passant persino la bizzarra cover di un brano di Pippo Franco (Che Fico!) – e, soprattutto, la chirurgica professionalità esecutiva e realizzativa.
Sono però il soft punk rettoriano di Ozzy Ha Un Nuovo Pantalone, il melodico levare di Padre Pio Kung Fu Master (da PietrelCINA con furore) e l’intensa malinconia della conclusiva War a tracciare le coordinate stilistiche più accattivanti ed emozionali. Menzione speciale, infine, per L’Atroce Vendetta Del Nanetto Pingping, attacco diretto alla nota speculatrice televisiva che ne oltraggiò la dignità in nome dello “share sopra ogni cosa”.
La conclusione? Un lavoro incatalogabile e fuori da qualsiasi schema preconfezionato, trascinante negli episodi di satira socio-politica ma scarso in orecchiabilità - spesso necessaria nella musica leggera - favorendo alchimie introspettive sulla lunga distanza.


Pubblicato il 15/02/2018